Credit: Vanity Fair

Credit: Vanity Fair

Ero stanca del dolore, che prendeva posto ovunque, come se il mio corpo fosse la sua nuova casa. E non sembrava un affitto, ma un acquisto. Immaginavo il mio corpo come quei ruderi in campagna che vengono buttati giù dal comune per costruire centri commerciali, e collegare la città con la campagna, che non aveva voce in capitolo.

LE CASE VECCHIE NON HANNO MAI IMPORTANZA

perché bisogna dare spazio al vuoto. Così sentivo il mio corpo: una casa demolita poco a poco dal dolore. Iniziai a smettere di mangiare, a controllare quanto cibo il mio corpo doveva contenere e far in modo di rigettarlo fuori. Sembra complicato, ma come tutte le droghe diventa giorno per giorno un gioco per tossici che i tossici imparano velocemente. La sensazione di controllare almeno qualcosa mi dava la forza di combattere il dolore e il rumore del mio piccolo stomaco.

SEMBRA UN INNO ALLA MIA SOLUZIONE

e mi sentivo fiera di me stessa perché il dolore lì non entrava e non aveva posto. I giorni, le settimane, e i mesi passavano e avvertivo le conseguenze di questa mia soluzione: mi resi conto che la mia era una forza di plastica che si stava bruciando lentamente facendomi inalare fumo tossico. Non ero più solo addolorata, ma anche ammalata. Ero diventata sottile e brutta, con le occhiaie che erano la parte più evidente di me.

ERO UN RAMO SECCO CHE SI LASCIA PORTARE VIA DALLA CORRENTE SENZA DIFESE.

Credevo di sconfiggere il dolore, invece l’avevo aiutato a distruggermi. Ho trovato la cura, l’antidoto per iniziare a disintossicarmi dalla mia dipendenza, e ho ritrovato me stessa che avevo buttato da qualche parte tra le cose che non si indossano più. Ho trovato me stessa grazie all’ uomo che amo, che mi ha raccolto da quella corrente e mi ha ridato la vita.

MI HA RESTITUITO LA BELLEZZA A POCO A POCO.

Mi ha restituito il sorriso come quando si imboccano i bambini alle prime pappe. Mi ha restituito la luce nei miei occhi come una quando si aprono le finestre in una stanza restata chiusa troppo a lungo. Mi ha restituito l’amore spolverando ovunque ci fosse fumo e cenere. Lui mi ha restituita la vita che avevo perso senza controllo, facendomi rinascere passo per passo come una bambina che inizia camminare per le prime volte.

E INSIEME ABBIAMO COSTRUITO UNA CASA DOVE NOI SIAMO CEMENTO

mattoni con i nostri progetti, che nessuno potrà mai abbattere perché siamo in due a sostenere. L’amore è il cemento della vita, e può salvartela

 

AUTRICE

MARIA CAPASSO  PER  LOGOKRISIA