Che non si muore per amore

CHE NON SI MUORE PER AMORE

La verità è che a memoria di ogni donna, ce n’è stato sempre almeno uno che avrebbe potuto diventarlo.

È che quando è iniziato tutto lui ti prendeva tra le braccia. Ti amava. Sei diventata la sua ragazza. Magari poi hai sentito come una nota stonata. E hai cominciato a sentirti soffocare, come se una melma invisibile ti si spalmasse sul cuore fino a non farti respirare.
Eccolo, il tuo cuore ora batte all’impazzata. Pensavi di essere riuscita a farlo uscire dalla tua vita.
Da qualche giorno tutto taceva; si è dato pace, forse hai pensato.
Avevi addirittura osato uscire con un altro. Perché anche la tua ferita del cuore doveva essere rimarginata, perché a ventidue anni non si può scrivere un manuale sull’amore e un amore che finisce, anche se l’hai voluto tu per ricominciare a vivere e a respirare, è sempre una sconfitta, un dolore. Il tuo istinto di sopravvivenza ti ha fatto scappare da un laccio del cuore, ma come potevi tu a ventidue anni capire il mostro ̶ oggi sono parole sue, parole che tu non udrai ̶ che invece illustri psicologi opinionisti da domani riusciranno perfettamente a inquadrare in precise quanto inutili categorie? Gli daranno una patente, quella di mostro appunto, e così otterranno il pericoloso effetto collaterale di trasportare in un mondo ‘altro’, quello della tassonomia del ‘male’ , ciò che invece è qui, adesso, vicino a noi, sotto casa, nel nostro letto.
Corri adesso, e lui ti ferma, pensano che stai litigando e chi se fa li cazzi sua campa cent’anni, e tu sei, credo, soprattutto incredula. Solo una ragazza che litiga. Solo una donna. Femminile, singolare.

La verità è che c’è bisogno di educare gli uomini alla gestione dell’abbandono, della sconfitta, del ‘Ok abbiamo fatto un pezzo di strada insieme ma non funziona’, del ‘non sono più innamorata di te’, del ‘io posso, anzi io devo vivere senza di te’. La verità è che è in atto una guerra di genere, tra un esercito non organizzato ̶ freelance al servizio dell’archetipo maschile sopravvissuto praticamente intatto al diritto di voto alle donne, al ’68 e alla rivoluzione sessuale, ai ministeri delle pari opportunità e alle quote rosa ̶ e un esercito di precettate all’archetipo femminile del quale invece hanno osato mettere in discussione gli aspetti di passività e accettazione.
Che pagano per non essere più state educate a ubbidire e a evitare gli ostacoli. Che pensano di meritare […un amore che ti faccia/ sentire sicura,…] e ancora […che rispetti il tuo essere libera,…].
CHE NON SI MUORE PER AMORE

Femminicidio. Persino word me lo corregge, sottintendendo che non è una questione di genere. E non ditemi che devo essere politically correct. Questa è una questione di genere. È una questione epocale. Sono convinta che molto del nostro futuro dipenderà da come siamo in grado di riscrivere gli archetipi, arginando i rigurgiti arcaici che si alimentano anche dei fallimenti umani e sociali, che strizzano l’occhio ad altre culture, ferme in un medioevo anacronistico.

Soccombi fisicamente. L’autopsia dice che almeno non avrai sentito la puzza del tuo stesso corpo che bruciava, il paradosso di chi non voleva perderti e poi ti voleva distruggere, cancellare definitivamente dalla faccia della terra. Non eri più la sua donna. Solo una donna. Femminile, singolare.

La verità è che dovrebbero essere considerate martiri esattamente come chi muore per mano della mafia.
La manipolazione che si fa violenza, minaccia. Inizia subdolamente, senza farsi riconoscere, nelle pieghe di un amore sbagliato come nelle maglie di un tessuto sociale che subisce il fascino del potere mafioso. E diventa poi la paura che quella persona è in grado di suscitare in considerazione della sua predisposizione ad esercitare sanzioni o rappresaglie. Le donne però, possono solo intuirla a pelle, perché chissà che dicono le statistiche su quante minacce si trasformano in realtà. In entrambi i casi, si precipita in una mancanza di libertà, nell’impossibilità di autodeterminazione e infine nella paura.
Ma se la mafia è un’organizzazione, ormai studiata e riconoscibile, in qualche modo prevedibile, questi sono piuttosto attentatori isolati senza neanche sempre il coraggio del kamikaze, riconoscibili solo a posteriori, malamente arginati da diffide e condanne.
Ciò che toccano muore, a volte ancor prima di essere eliminato fisicamente. In questo calvario, le vittime non di rado si trovano isolate, sperano che la cosa finisca da sé, minimizzano per mille ragioni, cercano tutela e si scontrano contro garantismo e avvocati. A volte, semplicemente, non fanno in tempo a rendersene conto.
E restano sole.

Uccise nei modi più cruenti, prede di raptus o premeditazioni, dell’ultima tortura spinta fino al punto di non ritorno o di deliberati piani di libertà, degradate da soggetti a oggetti, a volte da compagne a ostacoli ̶ tutte le volte in cui , quasi sempre dopo averlo fatto soffrire, il giocattolo non piace più e scelgono un nuovo modello ̶ ma sempre da distruggere, mai da lasciare andare.

Lasciateci andare.

Siamo stanche di questa strana guerra , che fa vittime solo in uno dei due eserciti.

Che non si muore per amore, è una gran bella verità… poteva dire Battisti. La verità è che a memoria di ogni donna, ce n’è stato sempre almeno uno che avrebbe potuto diventare uno che ti fa morire per amore.

Io vivrò, senza te… Potete farcela. Dovete farcela.
Noi continueremo a mettere drappi rossi sui balconi e scarpe rosse sotto i posti vuoti, per ricordare tutto il sangue versato.
Qualche cosa di sicuro io farò: piangerò.
Imparate a piangere
e non a covare vendetta, a piangere e non a straziare chi dicevate di amare, a piangere e non a farci diventare cose, giocattoli da rompere, da contendere, a piangere e ad andare avanti come veri uomini.
Noi non vogliamo più piangere, non abbiamo più lacrime.

Non ci potremo mai accontentare di una tregua, fino al prossimo femminicidio.

Noi vogliamo la fine della guerra. Vogliamo la pace e la libertà.
Ci basta solo che si avveri il verso di una canzone.

Che non si muore per amore.

Dirce Scarpello

photocredit: https://femicidiocasadonne.wordpress.com/tag/dati-sul-femminicidio/