Logokrisiaperparigi

Dopo gli attentati di Parigi, noi di Logokrisia vogliamo mostrare che anche con differenti opinioni, almeno in questo posto, riusciamo a comunicare e a volerci bene.

Civilmente si può convivere. È per questo che Logokrisia si è fatta portavoce della singola identità, della singola originalità, nel molteplice dell’ idea di essere come si è.

Perché tutto ciò che nasce dal rispetto genera la giusta convivenza. Tutto ciò che cresce nell’amore produce fiori magnifici. Frutti da mangiare. Ognuna di noi, con le sue idee, ha detto la sua. Eccoci una per una.

 

IO STO CON GLI INNOCENTI – ROSANNA SANTORO

Le prime volte che vedevo le teste tagliate dal corpo, non potevo che pensare a Satana. A una brutalità tale che non potevo che materializzare con un Essere superiore e contrario a ogni forma di amore. Tutti sapevamo che questo male sarebbe dilagato dalla Siria fino a noi, eppure ce ne siamo fregati. Perché non ci riguardava. Ci siamo svegliati solo quando ce li siamo visti troppo vicini. Su Facebook, gira l’immagine della bandierina sul profilo. La terrò una settimana: ha un valore simbolico. Poteva essere anche russa, a me non sarebbe importato. Credo che sia importante ragionare in termini di comunità colpita, di esseri umani colpiti, e non di islamici e cattolici. Di Famiglia Umana. Non facciamo la gara a chi ha il Dio più figo. Non facciamoci portavoce di odio contro odio. “Siamo invasi!”, gridano in molti. Non facciamo l’Isis al contrario! Rendiamoci conto che le migliaia di persone massacrate dall’Isis sono mussulmane. E quelli che li stanno combattendo pure. Facciamo di questa gente che li combatte i nostri amici, perché insieme possiamo distruggere un cancro che si chiama “odio”.

GUERRA! GUERRA! – SARA MINERVINI
Io, pacifista da una vita, con l’orrore verso ogni forma di guerra, oggi chiedo la guerra, ma non la guerra all’Islam, non la guerra di religione, cristiani contro mussulmani che sarebbe una solenne fesseria. Chiedo la guerra perché siamo in guerra e allora che si agisca di conseguenza invece di gridare il dolore per i morti di Parigi (e Beirut e altri ancora, quelli di cui nessuno parla) mentre contemporaneamente ci facciamo i selfie scemi e ci riversiamo a frotte in centro, sabato a Bari, per il Glamorous Week End; chiedo una vera e propria dichiarazione di stato di guerra affinché sappia che non posso programmare la mia prossima vacanza a Londra, o a Roma, o a New York, perché siamo in guerra e questo non è tempo di vacanze; che non posso andare allo stadio o a sentire un concerto perché c’è il pericolo di irruzione. Paradossalmente, chiedo la guerra per vivere con consapevolezza e coerenza. Non possiamo fingere di essere in pace e che tutto sia “normale” quando siamo sotto, di fatto, sotto attacco.

DIETRO LA GRATA DI UN BURQUA – DIRCE SCARPELLO
Io riesco solo a pensare che la ragazza che è morta si chiamava Valeria come mia figlia. Che ho un figlio di 16 anni che da grande vuole andare a vivere all’estero perché è quello il suo sogno. E io non so se quello che si sta per aprire sarà un periodo di guerra e terrore. So bene che l’occidente ha le sue responsabilità perché ha creduto di poter manipolare popoli e fazioni, dittatori e movimenti a suo piacimento, sottovalutando chi comprava le armi e non pensando che questi gruppi si sarebbero uniti sotto il vessillo della guerra santa. E so bene che i paesi occidentali stanno combattendo la loro guerra personale USA-Russia, Francia, che non è più guerra di ideologie ma di interessi economici. Ma che colpa ha Valeria? I popoli non ne hanno colpa. Le due culture, quella occidentale, sempre più laica e libera e quella del mondo arabo, teologicamente orientata e tendenzialmente oscurantista non possono convivere pacificamente se non nelle utopie concettuali. Non lo è stato nei secoli passati e non lo è neppure adesso. Io difendo la mia libertà, soprattutto perché come donna mi sento particolarmente vulnerabile e offesa da quello che vedo nel mondo arabo. Non voglio che la mia Valeria debba guardare il mondo dietro la grata di un burqa.

SIAMO TUTTI SOTTO TIRO – IMMA D’ANIELLO

Non è solo Parigi a essere stata colpita, ma tutto il mondo.
E dire che stavo quasi per credere che il venerdì 13 portasse bene, che fosse solo una stupida superstizione e invece, da oggi, ricorderò questa data come una delle più grandi stragi del terrorismo islamico. Un episodio di crudeltà estrema in cui sono stati trucidati, una ad una, delle persone colpevoli di vivere felici e di divertirsi. Innocenti che cenavano, passeggiavano e gioivano in un concerto, vivendo la normalità di un fine settimana.
Scrivo e tremo. Leggo e piango. Ho un nodo alla gola che non vuole scendere. Non m’illudo, perché so che altri attentati ci saranno, finché non si deciderà di cambiare ideologia. Non basta chiudere le frontiere. Non basta bombardare e macchiarsi la coscienza con altro sangue. La guerra ha sete di paura, di anime pure. Gli jihadisti islamici, al grido di Allah, vendicheranno i loro decessi. Colpiranno di nuovo il mondo, seminando ancora il terrore. Non sono i morti le vere vittime di questa assurda guerra, viscida e silenziosa, ma tutti noi che vivremo nel terrore di uscire di casa, che saremo condizionati nei viaggi, che temeremo per i nostri figli quando varcheranno l’uscio di casa.

“IL PENSIERO HA LE ALI” – ASIA FRANCESCA ROSSI
Il grande regista egiziano Youssef Chahine ha detto: “Il pensiero ha le ali. Nessuno può arrestare il suo volo”. Ecco, questa frase è diventata il mio motto. Non c’è terrore né odio che tenga, perché credo nella libertà intellettuale. Questa dobbiamo preservare contro la violenza, se vogliamo mantenere la nostra identità e sconfiggere il terrorismo.

“CHI HA QUALCOSA DA DIRE SI FACCIA  AVANTI E TACCIA” – FRANCESCA MOLA
Resto sempre piuttosto sgomenta di fronte ai giudizi sommari. Fatico a tollerare chi inneggia a una guerra di religione deprecando un intero popolo e, in tutta onestà, detesto l’ottusità di chi si attiene alla più elementare divisione tra buoni e cattivi, senza dubitare mai.
Per quel che mi riguarda ho poche certezze, a parte questa piccola forma di intolleranza – di cui un po’ mi vergogno, ma tant’è – e il fatto che percorreremo città presidiate da soldati in assetto di guerra mescolati alla folla. So che tolleranza e accoglienza sono già state sostituite da diffidenza e paura; che la paura disperde le folle e nutre i potenti.
Tiziano Terzani, all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle, citava Karl Klaus, autore della commedia satirica “Gli ultimi giorni dell’umanità”: «Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia». Il punto, forse, è proprio questo: ancora una volta, in presenza del chiacchiericcio grossolano, abbiamo perso una buona occasione per tacere.

UNA RADICE ANTICA. PEGGIO DELLA CICUTA – BIANCA CATALDI
Di fronte alla tragedia della Francia c’è solo una cosa da fare: informarsi. Prima di parlare, prima ancora di esprimere un’opinione in merito, informarsi. Perché l’odio non deve fomentare altro odio, soprattutto quando si tratta del più pericoloso genere di odio: quello che nasce dall’ignoranza. 

NON AVRÒ PAURA – EMILIANA ERRIQUEZ

Il mondo è un posto meraviglioso e a mio figlio continuerò a ripeterlo, come continuerò a regalarlo questo mondo. Non avrò paura, non inneggerò alla guerra per ripicca, non urlerò, come fanno in tanti : ‘Chiudiamo le frontiere’. Quello che è accaduto in Francia è devastante e tanto più assurdo perché noi quella violenza non la viviamo ogni giorno come, invece, purtroppo fanno popoli e paesi lontani da noi. Per questo ci lascia sgomenti, increduli. Ma la follia omicida di alcune persone non fermerà la mia gioia di vivere, non mi farà odiare chi è diverso da me. Mio figlio è abituato, sin da piccolo, a non fare distinzioni: ha giocato con neri, musulmani, cristiani, bianchi, albanesi, italiani, americani, siriani, e chiunque altro vi venga in mente. È un bambino che crede nel mondo, nei suoi valori. Un bambino che vuole scoprilo questo mondo, viverlo, convinto – come me – nella bellezza della diversità e nel fatto che questa diversità sia una risorsa e non una minaccia.