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È tardi, sarà già iniziata, mi dico. Vale la pena di seguire l’ennesima presentazione di uno che si è improvvisato scrittore? Per far che, poi? Per lucrare su un fatto di cronaca, sulla morte di una ragazza? Lui, il mostro. No, un momento, è stato assolto dalla Cassazione, senza rinvio, il che significa basta, punto fermo. Questo ragazzo, anzi quest’uomo ormai, è innocente definitivamente, per sempre.
L’ha fatta franca, mi dico.
Prima di stasera non sapevo neppure che fosse stato assolto, la notizia scivolata quasi in sordina; abbiamo tutti stampate sulla retina ore e ore di immagini televisive del suo bel volto angelico, dall’espressione fredda e enigmatica. Lui e l’americana. Sesso, droga e rock n’roll. Ebbene sì, sono curiosa. Voglio guardarlo in faccia questo ragazzo.
La sala della libreria Culture Club Café di Mola di Bari è gremita. Tutti preda della stessa morbosa curiosità. Lui è lì. Parla piano Raffaele, come un ragazzo che stia passando un esame, preparato ma bisognoso di essere incoraggiato.

E sì che ne ha fatti di esami.

Era un ragazzo brillante negli studi anche se poco socievole, ed è riuscito  a laurearsi in carcere. E così pian piano racconta la sua storia. La sua vita. Mi rendo conto che quello che ho davanti non è un VIP, un personaggio dello spettacolo o peggio il personaggio di un film giallo. È un ragazzo, una vita vera, una persona vera.
Anche Meredith lo era.
Snocciola una dopo l’altra tutte le tappe della sua vicenda, quelle che noi, da questa parte,  abbiamo sentito e assorbito acriticamente, per come ci venivano proposte dai media. Una serie incredibile di errori e negligenze. Non mi soffermo su questo, per il momento. Leggerò il suo libro, quello che ha scritto per il suo riscatto. Per pareggiare ore e ore di discussioni televisive, di ricostruzioni con i plastici, di interpretazioni psicologiche della personalità tra esperti e opinionisti. Ci siamo tutti divisi tra colpevolisti e innocentisti, per poi cambiare canale. Però, quando noi cambiavamo canale per lui il film non finiva. Continuava in quattro anni di carcerazione preventiva in regime di isolamento prima e di carcere duro poi. E siamo tutti un po’ colpevoli perché la nostra morbosa curiosità diventa opinione pubblica che è in grado di fare pressione sui media, e i media pressano gli inquirenti e loro si innamorano di una tesi accusatoria facendo il più classico degli errori, cioè quello di non vedere ciò che può andare a discapito.

Eppure sarebbe compito del PM ex art 358 c.p.p.  svolgere anche “accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini”.
La presentazione prosegue, continuo a pensare che, a parte la dettagliata ricostruzione, ora dobbiamo prendere atto di quanto ha deciso la Cassazione. Una indagine sbagliata, negligente, che ha di fatto impedito l’accertamento della verità. Un colpevole c’è ed è Rudy Guede.
Non c’è posto al mondo dove Raffaele possa andare senza essere riconosciuto. Anche qui, adesso, non c’è bisogno di scrivere il suo cognome. Indiscutibili disponibilità economiche, esperienze di studio e di goliardia, la passione per fumetti violenti, gli spinelli. E una ragazza americana incontrata da cinque giorni. Poi il fattaccio, un meteorite che invade le loro esistenze, che distrugge per sempre la vita di Meredith, che trasforma lui e Amanda nella coppia assassina, belli e dannati, nel giro di una settimana. Sarà dura per lui ricostruirsi un immagine adesso. In Italia siamo tutti un po’ CT della nazionale. E siamo tutti un po’ giudici e esperti dei RIS, senza codici, senza laurea, senza contraddittorio. E vogliamo il colpevole, quello dove ci conduce una ricostruzione che noi scambiamo per la verità.
In un paese che è garantista nell’enunciato teorico, che nessuno può essere ritenuto colpevole se non con sentenza passata in giudicato, i processi in realtà si svolgono in TV, sui giornali, in internet. E accade di dimenticarsi che la colpevolezza deve essere dimostrata al di sopra di ogni ragionevole dubbio.
Ed è giusto questo ragionevole dubbio che mi sento di concedere a questo ragazzo, ora diventato uomo, che parla piano, che prima di scivolare gradualmente nell’anonimato deve riabilitare una famiglia intera.

Un ragazzo cui tutti, per superficialità, per pigrizia, o piuttosto per il fascino di un’idea, quella del male che vive nel ragazzo della porta accanto, abbiamo contribuito a cucire addosso una lettera scarlatta.

Dirce Scarpello