Figlia di genitori soli

FIGLIA DI GENITORI SOLI

Ogni bambino ha un suo mondo.

Un mondo fatto di cose semplici, una specie di immenso che però si può tenere per mano. Un mondo fatto di certezze, di un orizzonte limitato solo dalla potenza dei suoi stessi sogni. Sogni profumati da una vita ancora da spendere. Un mondo destinato a dissolversi, e con quale velocità lo determina il caso, indipendentemente da ognuno di noi.

Capita che per molti fortunati si tratti di un distacco, uno lento, un cordone ombelicale lungo e pulsante oltre il tempo, a volte oltre la decenza. Per qualcuno, è la prima delusione da adulti, il primo amore, la prima vera ribellione.

Per questi fortunati, anche queste vicissitudini verranno vissute con un punto fermo: la casa dell’infanzia, la famiglia come porto sicuro, come isola calda a strenua difesa dalle brutture del mondo.

E allora comunque ti colpisca la vita, comunque ti deluda, l’io bambino sarà accolto e rinfrancato dalla presenza del rifugio della famiglia. Contro ogni tempesta, i genitori sono il tuo posto sicuro: gli stessi, immutabili, che da prima del prima erano il tuo mondo, pronti a diventarlo di nuovo.

Spesso non si cambia neppure  casa: stessa cameretta e stesse lenzuola a piccoli fiori colorati.
Non importa quanti anni abbiamo, quanto tempo è passato, chi siamo diventati perché nella nostra vita ci sarà sempre un grande vuoto, un punto di domanda immenso ammantato dalle liti, dai silenzi, dallo spettacolo meschino e putrescente dell’amore che si sgretola.

Non importa chi conosceremo dopo, a chi daremo la vita, se mai la daremo. Nei nostri occhi si specchierà per sempre quel bambino solo, che si sente colpevole, che beve le sue lacrime e si chiede se c’è qualcosa che possa fare perché quel piccolo mondo che pareva immenso non gli sfugga di mano.

Non servirà. E il distacco dall’infanzia non sarà giusto e graduale, una lenta e festosa danza verso l’età adulta. Ci lascerà sconfitti e spezzati sulle scale che portano alla crescita, quella dell’anima, umiliati e diversi, perché per il mondo che ci aspetta avremo sempre un punto debole, un marchio, una pecca: come una tazza sbreccata e senza più compagni.

Si discute di famiglie arcobaleno, eppure i figli del divorzio per molti hanno ancora un marchio, un tabù di diffidenza, e spesso sono soli, soli dentro, perché il fronte compatto che dovrebbero essere mamma e papà si trasforma in una scheggia impazzita di ricatti e di ripicche, di liti e di guerre intestine, e poi di nuovi amori, nuovi turbamenti entusiastici che cancellano il prima, quel prima prezioso nei ricordi di qualcuno e merce avariata in quelli di un altro.

Scollegati, ecco. Quella casa, baluardo di protezione, non esiste più. Mai più, una parola che fa paura, grande come quel famoso immenso. E si va avanti, sempre, si impara ad amare senza mai fidarsi, senza mai cedere le armi, ripromettendosi di non fare lo stesso.

Tu no, che tu andrai oltre, perché per tuo figlio quel marchio non lo vuoi. E conti i cocci, ciò che anche tu non sei stata brava a salvare, troppo impegnata a sentirti patetica, in un piccolo castello fatto di “se fosse”, di immagini che inventi, chiedendoti come sarebbe stato se la tua famiglia non si fosse sfaldata come un vecchio fazzoletto di carta sporco di lacrime.

Perché non sono riusciti ad amarsi per te, e forse non sarebbe stato nemmeno giusto. E quando la notte sarà troppo buia, e la pioggia troppo fredda, ti ricorderai che tu non l’hai, un posto dove tornare.

Allora ti sentirai più solo, come partorito da un mondo oramai dissolto. E avrai paura di sentirti più forte, come qualcuno che è cresciuto prima del tempo, facendo da padre e madre invece che da figlio. Ti specchierai negli occhi di chi è come te, amandolo e odiandolo perché solo lui può svelare il tuo mistero, facendoti sentire nudo ancora una volta, solo, a custodire un ricordo che gli altri vogliono disperatamente distruggere.

Le prime ferite sono le più forti, le più crudeli. E anche le più indimenticabili.
Chi le porta le medica ogni sera, lasciando respirare una ferita aperta sul cuore.
Perché dopotutto potrò avere un mondo intero.
Ma non sarà il mio, mai più.

Emily Pigozzi     Donne che scrivono per Logokrisia

(Emily Pigozzi  ha pubblicato la raccolta poetica Amore e oro (Bonaccorso, 2008). Tra i romani “Un qualunque respiro” (Butterfly, 2014) “L’angelo del risveglio” (Delos digital, 2015)  “Il posto del mio cuore” (0111 edizioni, 2015) .