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Mi piace guardare in faccia la gente.
Soprattutto quella che abbassa la testa per non passare dai miei occhi. Quella che nasconde qualcosa. La stessa che resta inerme a giudicare e a schierarsi col più forte.  Che parla con vocaboli vuoti. Che sta con chi è considerato.Quello che è senza morale, senza coscienza, senza senso dell’umanità .

È la stessa che incita e fa da rinforzo al carabiniere incosciente che mi arresta e non parla col topino pizzicato a fare il cialtrone: un ragazzetto, però, da recuperare che è in tempo a riscrivere il suo un futuro.
Certe volte sono solo espedienti per dire che si fa qualcosa, in un posto dove ci sono reati più gravi di questo e sono sotto gli occhi di tutti.
Ma non è neppure colpa di nessuno se la legge vuole le prove e se la legge sta con i cattivi .

Cosa importa se mi bruciano un ragazzo con una condanna!

La condanna del furto dei polli.
Il ragazzetto non darà fastidi a nessuno: non ha i soldi per pagarsi avvocati bugiardi e scaltri.

Né si salva, né punisce.
Ti diranno sempre che «così gira il mondo!»
Conosco un sacco di questi ragazzacci che cercano di guadagnare qualcosa dove non c’è lavoro e dove si campa alla giornata.
Sono loro, i “wajlion” ,quelli che hanno la fedina penale sporca.

Gli unici che io non posso non amare e mi aiutano in un Gargano che non è terra per donne. Dove ci sono donne che chiudono un forno perché non ce la fanno; che sono disperate e nonostante questo mantengono figli senza gli uomini.

Insieme a loro che cercano di sopravvivere, ci sono anch’io.
Insieme a quelli che gli sbirri chiamano delinquenti, che se chiami arrivano a casa mia prima dei carabinieri, e non ti fanno sentire abbandonata.

Che sanno cosa significano le mie lacrime quando striscio la terra.

La verità non ha bisogno di fotografie .
È alla portata di tutti. Rubano le caramelle.
Nessuno sta condannando le forze dell’ordine, ma certe volte bisognerebbe spendere queste energie per guardare in alto.

Là, dove sta la cioccolata!
Là, dove siedono personaggi che non sono proprio lindi e puri.
Che strano paese l’Italia!
Come il posto in cui vivo, suo specchio perfetto.
Solo alcuni giorni fa, c’è stato un falò di automobili in pieno centro. Fidatevi, i monelli non c’entrano nulla con queste cose “fattizzie”.
È la rabbia che trova sfogo?
L’amore si annienta quando ti fanno male? È allora che accade?

Ditemi, sapete cosa succede quando ti impediscono di muoverti, di fare qualcosa per riuscire a campare? Io lo so benissimo, perché mi viene fatto ogni giorno, ma non faccio saltare le macchine di chi fa l’indiano per non andare in guerra e da chi può usare a mio favore il potere per farmi star meglio e non si rende conto che mi sta ledendo.
Proseguo per la mia strada silenziosa e mostro a mio figlio che non deve somigliare a quelle persone per bene.

A quelle che fanno finta di nulla. Che non sanno nulla.
È il miglior modo di vivere.

Per capire, non è necessario conoscere la mia storia.
È necessario guardare dove davvero girano i soldi e dove vanno a finire i nostri soldi. Noi i contribuenti e i sostenitori delle casse comunali, andiamo a verificare come vengono spesi e dove vanno questi spiccioli.

Siamo stati tutti amici, alla fine. Buoni e cattivi.
Che devo dire? Io non sono “nessuno” insieme ai “nessuno”.

Però, alla fine penso.
Non sono l’unica a vedere come si abusa delle conoscenze: l’amministratore di turno lo fa come lo fa l’ingegnere facendosi attribuire un incarico con un contratto fatto su misura per lui. Magari, un contratto da poveraccio per continuare a muoversi indisturbato e fare quello che si vuole. Ognuno fa i fatti suoi, non fa i fatti nostri.

Res Publica. Alla faccia!

Non c’è un etica, una morale che dice a ‘sta gente che si veste di titoli e si “stira e ammira”: – questo non si fa! –.

Ricordatevi che ci sono donne che la mattina si svegliano e vanno fiere di se stesse perché hanno vinto la loro battaglia del silenzio , senza raccontare nulla, ma di più perché sono ancora vive!
Io sono una di queste e scendo in piazza per quattro ragazzacci.
Mi guardo bene dentro .

Non è un caso se mi sia trovata seduta senza nessuno a una panchina di Ischitella, difronte al grande Giannone (giurista, Ischitella 1676 – Torino 1748). 

L’ho guardato e ho provato a parlargli.
Gli ho detto :«Tu dimmi che cosa stanno diventando ‘sti qui?»

Che senso ha che mio figlio cresca sano in questo posto, se alla fine vincono sempre i cattivi?
Forse in questo mondo alla rovescia, dove se ti comporti correttamente vai in galera, dove se freghi un pollo vai in galera, dove se incassi migliaia di euro e truffi lo Stato sei venerato, dove se rendi la vita impossibile a una donna sei adulato. In questo mondo alla rovescia, dove chi va ad escort e si fa, è una persona seria, ditemi voi, alla fine cosa devo insegnare io a questi miei ragazzi che trovo la mattina in una classe?

Forse la sbagliata sono io? Forse è tutto un film.
Griderò: «Avanti ….Che sia corruzione

No ,io non lo farò. Sarò sangue e ferro, e non lo farò.

Davanti a ventotto ragazzi, alla fine, là non voglio arrendermi perché ho un ultima chance.

Perché siamo noi che finiremo di girare la storia dei posti in cui viviamo. Noi siamo i nostri errori, ma anche quello che di buono vogliamo diventare.

Se lascerò una sola orma su questa terra, voglio che sia da esempio. Una immagine sana di ciò che il mondo potrebbe essere con mille altre schegge simili a me.

E noi insieme possiamo.

Erri De Luca docet

(Dedicato ai ragazzi della 2°A- Turismo IISS -Fazzini, Vieste)

Rosanna Santoro

Photocredit: 1ms.net