motherhood

È tutto deciso e non posso più tornare indietro. Ho un dolore forte che mi attraversa il corpo e mi tocca l’anima. Gli sento battere il cuore. Cerco qualcosa nei suoi occhi per non poterlo più scordare. Lo avvicino al seno e smette di piangere. Il corpo caldo mi carezza la pelle. Il cielo,oggi, mi ha reso mamma.
Sono madre ma non sono più donna. Mi sento persa nel mare dell’ angoscia come una nave in tempesta.
«Non voglio tenerlo tra le braccia, e stringergli le mani, potrei innamorar-mene. Sì, lo ammetto è uno sbaglio. Figlio di una verginità rubata, di un’adolescenza spietata che mi ha reso donna senza permesso. E ancora mi sento sporca. Lo amo e lo odio.» Ripeto al dottore che mi sta cucendo il taglio cesareo. Mi osserva in silenzio, mentre io continuo: «Lo lascio solo al mondo, ma lo cresceranno bene. Pregherò per lui di nascosto. Sarà per sempre legato a me. La gente mi può anche giudicare per questa immagine scaltra che ho, ma solo io non riesco a dimenticare che sono stata derubata della mia purezza. Erano in due, dottore, uno mi teneva bloccata, mentre l’altro mi spogliava dalla mia dignità. Ho pianto, ho gridato, graffiato anche la mia mente per dimenticare la loro faccia crudele, mentre godevano nel vedermi soffrire.»
Il medico mi strappa il neonato dalle braccia e mi accarezza il viso, asciugandomi una lacrima.

«Ti riportiamo in camera, è tutto finito.» sussurra,  «È un bambino sano, gode di ottima salute.»
Dovrei sentirmi più leggera, libera finalmente da questo peso durato nove mesi e invece sono qui a mani vuote, con il cuore a pezzi. Fuori fa freddo, guardo dalla finestra la neve scendere lieve a imbiancare la terra spoglia. Anche il mio cuore è ricoperto da una coltre di ghiaccio.
Passano tre giorni e mi dimettono. Esco dalla camera, imbocco il corridoio ma non resisto e vado a cercarlo. Indosso la solita pelle, quella un po’ straziata dal parto, rosicata dai nervi. Stendo un velo di speranza su un volto segnato dai solchi delle lacrime e corro oltre l’ombra che ho dentro.
Non posso rinunciare alla mia stessa vita, al mio sentirmi mamma. Ho più bisogno di lui di essere amata, come il cielo che vuole le stelle e la terra che abbraccia i suoi figli.
Ho voglia di urlare nel vento il mio amore per lui. Avverto una forza che accende una luce nei miei occhi, è lo stesso coraggio che non mi ha fatto abortire. Ho un cuore solo e glielo voglio donare.
Arrivo al nido ed entro. Incontro le sue iridi chiare in cui cado e rinasco. Solo ora capisco chi è lui e che volto ha la mia anima, perché solo specchiandomi nei suoi occhi mi sono rivista.
Il dolore, che tace nel cuore come un singulto, si spegne tra le lacrime. Avverto un tuffo al cuore, una felicità improvvisa che avvampa il mio viso. Oggi ho ritrovato me stessa, mentre stringo, tra le mie braccia, mio figlio.

Imma D’Aniello

Photocredit: earlymorningintitute.com