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IL PUNTO DI NON RITORNO

L’avversità è sempre dietro l’angolo, inutile sostenere il contrario. Vivi la tua vita, sei convinta di essere una donna fortunata e avere tutto, ma poi arriva quel punto di non ritorno che distrugge ogni certezza. Come una sottile fessura, impercettibile alla vista, con l’aria che filtra dall’interno e allarga quel minuscolo foro sino a renderlo concreto. Il mio punto di non ritorno aveva un nome: Emma, e cresceva nel mio ventre.

Era autunno quando scoprii di aspettare un bambino, il mio primo figlio. Ero felice, mai stata tanto felice. Lei aveva già un nome, mamma lo aveva gridato ad amici e conoscenti e il mio compagno era al settimo cielo.

Ricordo ancora il giorno prima della distruzione, quando guardavo dalla finestra la neve coprire col suo manto ogni cosa, la amavo così come adoravo dicembre: il mese in cui arriva il Natale e tutto il mondo si accende di speranza. C’era la neve ai miei piedi ed ero attorniata dai bagliori natalizi quando il medico mi diede la notizia. Mi disse che quel piccolo cuoricino aveva smesso di battere e la mia vita fu sconvolta.

Quel che accade dopo, sono gli amici nascosti dietro frasi di circostanza, ma il dolore dell’assenza, il vuoto lasciato da una creaturina che non aveva ancora scoperto il mondo, lo tocca solo chi è stato investito dal dolore della perdita.

Le lacrime e l’apatia sono le prime ad arrivare, vorresti solo seppellirti in un letto di silenzio e coprire con le lenzuola il chiacchiericcio del mondo, là fuori. Ti senti sbalzata in una realtà parallela fatta di ricoveri in ospedale e infermiere che ti guardano come se stessi commettendo un omicidio, ignare che tu questo figlio lo volevi, che non era una sorpresa indesiderata da gettare via con l’immondizia, rappresentava il tuo sogno di bambina diventata donna.

E poi finisce tutto. Ti addormentano su un lettino e, quando ti svegli, lui non c’è più. Non sai neppure dove sia finito, è sparito e l’ha fatto in pochi attimi. E ti dicono che domani è un nuovo giorno per ricominciare, ma a fare cosa? A specchiarti nei volti di chi ti compatisce, ti guarda e scuote la testa.

Sei al centro di un’attenzione che non hai mai desiderato, ma quando finiranno le frasi di circostanza, le pacche sulla spalla e gli abbracci, tu resterai sola. Loro alla sera se ne torneranno a casa distraendosi con la televisione, non dovranno convivere con gli ormoni impazziti e la distruzione di un sogno in cui avevi appena iniziato a credere.

Mi ci è voluto tanto tempo per accettare questa perdita, poi è arrivata la mia bellissima bambina e tutto è cambiato. Arianna ha rappresentato una rinascita, la risposta alla mia sofferenza, come l’arcobaleno che spunta alla fine di un temporale. Dopotutto, non può piovere per sempre. Arianna mi ha fatto tornare a credere in un domani migliore, ha colorato la mia vita e il mio futuro. Emma manca ogni giorno della mia esistenza, è il punto di non ritorno dal quale nulla è più stato lo stesso, ma ho imparato a convivere con questo vuoto e con il tempo, tanto tempo, posso guardare Arianna con la consapevolezza che la vita mi ha regalato un nuovo miracolo.

Linda Bertasi