When a Woman says No, She Means It

Ore dieci del mattino. La luce tenue del nuovo giorno illumina il mio volto scoperto. Sto male. Ho bevuto e dopo ho vomitato. Ho fatto un cocktail di alcol, coraggio e lacrime in dose elevata. Sono felice: ho perso tutto ciò che avevo. Barcollo tra la gente, che mi osserva come se non avesse mai visto un viso gonfio di botte.
Sì, l’ha fatto. L’ha rifatto un’altra volta. Mi ha picchiato. Mi ha fatto un occhio nero, un naso gonfio e una faccia viola da lividi. Ho dolore alle ossa, un cuore rigato di lacrime e una dignità lacerata. Sono come una bambola rotta, senza un cervello. Mi faccio schifo da sola perché glielo permetto. Lo lascio bere e poi, menare.
«Credi di essere l’unica? È normale servire il marito. Sono io che comando. Ti porto i soldi a casa e tu devi fare quello che dico io» mi ripete lucido la mattina, quando indossa il suo vestito da vero uomo ed esce di casa per lavorare.

«Se lo dici a qualcuno giuro che ammazzo te e tuo figlio» aggiunge, salutandomi sulla porta, mentre mi abbraccia e mi bacia davanti ai vicini. Mi carezza anche al pronto soccorso, quando mi medicano «Sono caduta per le scale, ho battuto la testa. Sono una sbadata, è colpa mia» ripeto come un disco rotto.
Ogni notte poi, quando la luna si alza nel cielo e il bagliore delle stelle abbraccia la mia anima in pena, io tremo. «Apri le gambe e fammi venire. Fai presto, muoviti! E stai ferma troia. Fai star zitto tuo figlio. Se lo prendo tra le mai, fa la tua stessa fine» minaccia.
E poi mi picchia se non gli piace cosa gli cucino, se chiedo soldi. Mi mena se mi ribello. Mi prende a cinghiate se piango rannicchiata nascosta nel ripostiglio.
Ieri sera ho cacciato le palle e ho bevuto anch’io. Ho voluto vedere cosa si prova a incutere terrore. Mi sono leccata le ferite, dopo l’ennesimo schiaffo, che mi ha fatto sanguinare. «Non ti faccio più scopare. Non mi puoi trattare così, io sono tua moglie e ora va’ a farti curare» gli ho detto tutto d’un fiato, mentre la lama affilata gli sfiorava la gola.
Ho sentito la sua paura sulla punta del coltello. La fronte gli grondava. Le mani gli tremavano e una lacrima gli è uscita dagli occhi di squalo assassino, avvolti nel terrore.
Non si nasce per servire un uomo per essere sua schiava. Se non voglio farlo per me, devo farlo per mio figlio, devo educarlo ad amare. Nessuno ha il diritto di spogliare una donna della sua la dignità. Nessuno deve picchiarla e nessuno può maltrattarla. Si nasce liberi.
«Bastardo, io ti ho sposato per amore. Perché mi picchi? Ti ho dato il mio cuore e tu mi uccidi ogni giorno» gli ho urlato, mentre lo portavano via.
Sono le dieci del mattino e inizia un nuovo giorno. Mi riprendo la mia vita. Cammino a testa altra tra la gente che mi scruta impietosita:

«Sì è stato un bastardo a ridurmi così. L’ho denunciato.»

Imma D’Aniello

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