chiuso_per_crisi_N

La donna è in giardino. Stende il bucato sul retro, sui fili alti, quelli attaccati ai pali di metallo fissati nel pavimento. Non va bene così, non sfrutta il sole sul davanti della casa. Non vedo più ruggine, però, sui pali.
Eccola sul davanti dove batte il sole. Il tavolo sotto il portico è pulitissimo; era così difficile tenere tutto in ordine. Gioca col cane, un insulso pechinese da salotto. Non va bene così, è casa da cani da guardia. Rocky non faceva avvicinare nessuno, nonostante fosse un meticcio era elegante e al tempo stesso feroce, di quella ferocia di possesso del territorio. Abbiamo lottato con la stessa ferocia. Invano.
Ecco i bambini che corrono sul prato: non mi è mai riuscito di far crescere il prato. L’acqua da usare sarebbe stata troppa, e poi Rocky scavava buche in giardino. Non importa, adesso.
Forse non l’ho mai amata abbastanza quella casa, non ne ho avuto il tempo. Sempre in negozio, a far quadrare i conti. Sempre in viaggio, nei tempi belli. La casa ci era costata tanto, ma il mondo girava, a quei tempi e tutto era possibile. Poi ha cominciato a rallentare e a un certo punto si è fermato. Il mondo. Noi. La casa. Il negozio e i conti che non quadravano più.
La donna ride, felice, spensierata. A un certo punto qualcosa non va. L’acqua non esce più dall’irrigatore. Non va bene così, deve premere il bottone nel quadro, ma non lo sa.
Un affare, ha fatto un affare. Un neutro calcolo, la nostra villetta contro il debito da ripianare.
La crisi stà, come dicono a Bari, e noi non siamo famiglia ricca da generazioni. Non siamo famiglia ammanicata con chi comanda veramente la città. Piccoli commercianti, ceto sociale verso cui puntare il dito qualche anno fa. Lotta di classe, la chiamavano. Gente da commiserare, forse, adesso.
Fatto sta che abbiamo dormito in macchina, meno male che non abbiamo avuto figli, e tu che mi trattavi come una regina hai cominciato a chiedere l’aiuto, l’elemosina di amici e parenti.
Piangevi quando abbiamo consegnato le chiavi di casa, di quel pianto sordo e decoroso che strizza il cuore come in uno spremiagrumi. Avevi pianto già quando avevi licenziato la commessa, quando avevi messo il cartello ‘liquido tutto’, quando avevi cominciato a telefonare a tutti i conoscenti per un lavoro e quando avevi cominciato a leggere gli annunci ‒ troppo vecchio per quasi tutti i lavori che non sapevi fare e anche per quelli che sapevi fare.
«Sarà una cosa transitoria, Anna! Vedrai, un giorno ce la ricompreremo!»
E io dicevo: «Non fa nulla, non ti preoccupare, è solo una casa, l’importante siamo noi!»
È solo una casa, penso quando pulisco senza amore il monovano in affitto dove sto adesso. Tu non l’hai visto, amore mio, il tuo cuore si è fermato prima. Una volta si diceva è morto di crepacuore.
Avremmo potuto aspettare che le banche se la prendessero la casa, ma non hai voluto sporcare il tuo nome con un fallimento. Hai pagato tutti i fornitori fino all’ultimo euro, mentre molti colleghi facevano i funamboli ricreandosi altre identità.
Ora un lavoretto ce l’ho. So vendere, lo faccio da quando avevo vent’anni, poco importa che siano soprammobili o lumi, passamanerie o bulloni, come adesso. Non penso al domani e voglio smettere di pensare anche al passato. Cambierò zona, basta restare qui a guardare come quella donna dorme nel nostro letto!
Rocky guaisce appena.
«Hai ragione, è tempo della tua passeggiata.» dico mettendogli il guinzaglio. Scende dall’auto e di riflesso mi tira verso il giardino della casa. Annusa l’aria che ha per lui, probabilmente, un odore al tempo stesso straniero e familiare. Una vicina passa e si concentra tutta sullo schermo del telefonino, facendo finta di non avermi riconosciuta. Posso farne a meno. Quello di cui non riesco a fare a meno è il tuo viso, amore mio. Forse è per questo che passo qui ogni giorno, per vederlo riflesso nei vetri, nelle gocce di rugiada sulle foglie delle tue amate piante, nel rosso del tetto e nel bianco dei muri.
Rocky ha finito, lo aspetta un’altra giornata di solitudine nel monovano, mentre io sono al lavoro. Una giornata di sopravvivenza, mentre il mondo ricomincia a camminare.

Dirce Scarpello