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TRE UOMINI PASSATI DAL CUORE

Vorrei parlarvi di una storia che conosco, di un’amica che sosteneva che nella vita di una donna ci devono essere per forza tre uomini.

Quello che sposi, quello che ami e quello che ti scopi. Spesso stanno tutti insieme, convivono nelle relazioni e silenziosamente diventano il segreto che una donna non vi dirà mai. In certi casi succede qualcosa di strano: ti innamori di quello che scopi. In altri si ama un uomo come si può amare Dio. Lo ami nella maniera più assoluta. Lo adori, lo contempli e lo lasci nascosto, in un angolo del cuore. E vi ritrovate perché c’è come un filo sottile che vi lega, perché lui ti chiama e quando lo fa, lo senti.
Inspiegabilmente la verità sta proprio in uno sguardo, appena lo incontri e lui affonda i suoi occhi nei tuoi che scappano per non essere presi.

Non sai perché accade ma senti che è lui quel qualcuno che può capirti perché sa come sei. Forse è solo perché sei come lui. E allora tutto resta fermo nell’universo che gira intorno a voi.

Il mondo deve per forza fermarsi e stare zitto. Certe volte, l’amore è questo. Per certi l’amore è così. È una condanna che non può venire a galla perché nessuno è libero da se stesso. Non lo so se vivere l’amore è non ascoltare nessuna regola, perché per me l’amore è anche restare fermi e non fare nulla.
Può accadere che ci si dica tutto e in un attimo può consumarsi una storia perché il cuore non ha argini, non ha pareti dove contenersi. Quando esplode va fino alla testa e ti affoga. La sua forza è contenuta in una energia che svela ogni verità. È per questo che stai lontana da lui, non lo tocchi, non lo cerchi ma vi incontrate in mille parole, e là vi date mille baci e mille abbracci.

In un momento sei di fronte al mondo senza contegno, nuda, e non ti interessa di quello che potrebbe pensare chi ti vede. Perché tu sei vera, perché tu lanci l’urlo di Saffo. Succede, però, che poi ripensi all’altro, a quello che magari una sera ti ha baciata e ti ha fatta ridere.

A lui che ti ha portata di nascosto a prendere il tuo corpo sulla riva del mare, lì dove lo avevi lasciato morto. Lui che ti ha dato qualcosa di bello, che dovevi prendere a permesso, non tutte le volte che volevi, ma quando gli andava di vederti. Lui, la gioia e l’amarezza, un fiore da respirare fino all’alba e se magari avevi gli occhi pieni di lacrime, non doveva saperlo. Lui che vuoi vedere perché le nuvole si trasformano in panna e cioccolata quando credi che sta per chiamarti.

E allora metti una gonna corta con una mutanda di “marca”, una di quelle che fa vedere tutto. Uno spettacolo di mutanda dove non puoi ficcare il tuo cellulare quando ti chiamano. Sarebbe un vero sacrilegio! Sono mutande da togliere. Mutande che, però, neppure vede. Non se ne accorge, come non si accorge di cosa sei o di cosa pensi. Perché, dopo che siete diventati una cosa sola è tornato l’estraneo di sempre, quello che se vai con un altro non gliene importa nulla.

Così ripensi all’altro, che senza un corpo ti ha fatto sentire unica, che senza un corpo ti ha detto che eri bella: una cosina da amare perché l’amore scaccia la morte e tra le sue braccia calde sei stata bambina e hai avuto la stessa vita e lo stesso affetto di una notte di sesso con un semplice bacio sulla testa. Un caldo che nelle notti da sposa non avevi mai assaporato, quando avevi visto gli anni volare sulle spalle girate di quello che doveva essere tuo marito: un forestiero arrivato nel tuo letto solo per dormire. Ti mette incinta e poi il vuoto e il disamore. E dopo loro.

I due che non puoi lasciare perché la vita non si ferma e non va fermata. Due che ami diversi e che ami per te.

Ho sempre creduto, donne, che bastasse una carezza per essere felice. Fatevi bastare cose semplici perché per un sorriso non c’è bisogno di una relazione. Non c’è bisogno di grandi cose. Basterebbe finire la giornata, fra le braccia di qualcuno con cui non ti dici nulla di eccezionale.

L’essenziale sono le sue mani. Quelle di un uomo che sa raccontarsi.

Rosanna Santoro