Una donna

La donna, anzi la femmina…

Ragazze mie,

non sopporto come la società, o almeno una parte di essa, descrive la donna. E adesso vi spiego perché…

La donna, anzi la femmina, è sempre colei che deve accettare i compromessi e adeguarsi al volere di tutti, e dopo essere stata ubbidiente in famiglia, lo dovrà essere col marito. È colei che deve vestirsi in modo casto e consono, perché altrimenti uno sguardo, una battuta poco elegante, o peggio un’aggressione, è considerata legittima, provocata dal suo stile, e l’aggressore diventa quasi la vittima.

La donna, anzi la femmina, è colei che deve bilanciare casa e lavoro, senza appesantire il marito, perché il lavoro della donna è meno importante di quello dell’uomo.

E se proprio vuole lavorare, la donna deve cercare un part-time, perché deve badare ai figli, sbrigare le faccende e tutto il resto… D’altronde, è donna e quindi non può sentirsi stanca, altrimenti che razza di buona moglie e madre sarebbe?

E se ancora non è sposata, la donna, anzi la femmina, quando le porranno la fatidica domanda “quando farai un figlio?”, rischierà di far diventare verdi le facce degli interlocutori, se non azzecca la risposta. Perché? È semplicissimo: da una donna ci si aspetta sempre che il suo unico scopo siano i figli, e se non è così, allora è una poco di buono, e non merita un compagno accanto, perché nessun uomo che si rispetti merita una futura moglie emancipata, una che beve birra dalla bottiglia e ascolta musica metallara.

Una donna deve vestirsi di rosa e bianco perché sono i colori della purezza e se non sei così, vieni giudicata male.

Una donna non deve mai dire quello che pensa, perché lei non deve pensare ma solo acconsentire. Deve solo essere bella e piacente come un quadro da esposizione, che tutti ammirano solo per la bellezza e non per il significato.

Una donna deve accettare di essere etichettata per quello che mostra esternamente come le pubblicità dei prodotti e conta solo lo slogan e il logo.

E quelle come me, quelle che dicono sempre ciò che pensano, vengono definite una vergogna per la società, se non peggio. Ma poco importa. Sono io lo scopo della mia vita, e l’amore di un compagno, la gioia di un figlio devono essere aggiunte alla mia felicità.

Quindi, ragazze mie, non scendete mai a compromessi ma negoziate sempre, perché la vostra libertà emotiva è ciò che di più conta.

 

Maria Capasso per Logokrisia

Maria Capasso è una giovane scrittrice napoletana. La sua opera d’esordio, Nulla si dissolve,  è un romanzo sul tempo che scorre senza distruggere i ricordi, sull’amicizia e sull’incredibile forza di un amore capace di annullare e superare ogni cosa.

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