c'e modo e modo

C’è modo e modo di Teresa Antonacci (Intermedia Edizioni), continuazione del precedente Rinascerò pesce, fa intendere che la scrittura abbia realmente un valore terapeutico e catartico. Non è un libro scritto semplicemente per esorcizzare e sensibilizzare il lettore sull’autismo e sulla sindrome di Aspreger, che pure sono l’universo intorno a cui gravita tutta la narrazione. O per lo meno non solo. Questo libro è scritto per amore.
Con una voce calda e intensa, la Antonacci ci fa innamorare delle due creature, Chiara e Silvio, di cui impariamo a riconoscere la quotidianità, non semplice certo, ma non priva di piccole gioie e di sorrisi, di traguardi e di delusioni, di grandi domande e di consapevolezze.
Frutto dell’amore che abbiamo visto nascere tra Chicca ed Enrico nel libro precedente, questi bambini speciali, con le loro esigenze pratiche e affettive particolari, costituiscono il collante della famiglia ma al tempo stesso la causa del raffreddamento del legame di coppia. Nulla di diverso rispetto a quanto può accadere in ogni coppia che abbia figli, se non un senso di maggiore esclusività del legame che ha la madre con i suoi figli e, conseguentemente, un altrettanto perenne senso di esclusione del padre che appare sempre ‘sulla soglia’. Desideroso di entrare in quel cerchio magico che unisce i tre, ne rimane irrimediabilmente fuori  ̶  l’evasione sentimentale, né più e né meno che l’occasione  ̶  probabilmente anche perché la stessa Chicca, che è stata bambina con ADHD, è portatrice di una specificità affine a quella dei suoi figlioli.
Su tutti, l’elemento che unisce prodigiosamente i tre è il loro amore per l’acqua, quasi che questa sia il vero elemento naturale dove Chicca può sfogare la sua irrequietezza fisica, Chiara essere elegante ed eterea e Silvio può mantenere il suo mutismo, il suo isolamento e la sua reiterazione dei movimenti, orientandoli finalisticamente a uno scopo.
Un libro poetico dunque, la poesia della diversità, sebbene questa assurga a volte al ruolo di ricchezza: «Annalisa e Gianluca mi hanno detto che io sono strana…» dice a un certo punto Chiara «…non sono proprio convinta di essere io quella strana, forse sono loro gli strani, non parlano inglese, non sanno i numeri, non giocano al computer, sono proprio loro gli strani!». Ma questo è anche un libro sull’importanza del ruolo genitoriale e sul coraggio che questo ruolo comporta in generale e in misura maggiore quando esistono problematiche specifiche.
Corredato di un’appendice in cui sono spiegati i tratti caratteristici delle sindromi descritte, con indicazioni utili sui più recenti studi e trattamenti, nonché rimandi ad Associazioni ed enti che si occupano di queste problematiche, C’è modo e modo rimane un’esperienza di lettura intensa e coinvolgente in cui alla fine capiamo, appunto, che il modo di affrontare quello che la vita, nel bene e nel male, ci riserva è uno solo: con amore.

Dirce Scarpello