I LUOGHI DEL ROMANZO NON SONO SOLO SCENARIO INANIMATO

Sono luoghi ricchi di fascino e pagine di una narrazione che li ricrea, e io li ho immaginati come dovevano apparire quasi mille anni fa : vivevano, pulsavano,  fusi con i personaggi.

Si deve poter respirare il paesaggio, la sua atmosfera e il suo profumo, e anche il luogo assorbe i rumori, siano essi la nenia musicale della risacca o il viscido risucchio di uno zoccolo di cavallo affondato nel fango.

I LUOGHI DE Il Sigillo degli Acquaviva

51Ea5WQGyGL__SX331_BO1,204,203,200_Il guerriero Saraceno Yusuf Hanifa, inseguendo la donna che ama, il suo passato e la sua vendetta, arriva in Terra d’Otranto, poi in Terrasanta e infine nell’aspra terra d’Abruzzo, nella valle dei feudatari alle falde del Gran Sasso.
La storia comincia a Castro, l’antica Castrum Minervae, e lì il mare è protagonista, adesso come mille anni fa. Un mare senza tempo, forte e selvaggio, che riempie la visuale e che, nel romanzo, sembra fondersi con il protagonista perché i luoghi spesso sono parte degli uomini che li amano.

[…] Dall’alto, il mare appariva brillante di sole. Blu profondo con schegge di luce.
La bellezza di quel mare era nell’intensità dei colori, rifletté Yusuf Hanifa. E nel senso di potenza che emanava. Lui avvertiva il ribollire della burrasca anche quando le onde sfioravano la costa con carezze ingannevoli.
Proprio come la burrasca che imperversava nel suo animo, pensò. Nascosta dalla calma dei gesti e da un’espressione impenetrabile.
Lui e il mare avevano la stessa natura. […]

LA CATTEDRALE DI OTRANTO, TRA MISTERO E INCANTO

salento_otrante_0594Ed ecco Otranto, l’antica Hydruntum. Una città intrisa di luce, e quella luce che esalta il bianco degli edifici di certo non è cambiata nei secoli. Ma il resto?
Di Otranto ho citato la Torre Quadrata che esiste tuttora, ma ho descritto anche le piccole case bianche dal tetto piatto, come le ho viste ricostruite in una ricerca virtuale.
La maestosità della cattedrale è rimasta di sicuro uguale nel tempo, ma portale e rosone sono posteriori al periodo trattato e la mia descrizione deve tenerne conto.
Varcando la soglia, ci si immerge nella penombra di un interno dominato dal fascino del mosaico pavimentale, simile a uno stupefacente tappeto di pietra.
Il fascino di questo mosaico è costituito anche dal mistero della sua interpretazione. Sembra che il suo ideatore, il monaco Pantaleone, abbia attinto alle culture e ai mondi più diversi. Appare singolare la presenza di Re Artù, personaggio appartenente al leggendario ciclo bretone, oppure Alessandro Magno, colto nel momento della sua sfida al cielo, quando cerca di raggiungerlo facendosi trasportare da due enormi grifoni. Questa immagine viene descritta nel mio romanzo insieme a quelle delle numerose creature mostruose, centauri a più teste, demoni e ibridi, tutti colti in un gesto, in un contorcimento, in un impeto che li rende vivi.

I MOSTRI E I DEMONI SCOLPITI SULLA PIETRA

Un bestiario davvero raccapricciante.
Osservandolo, alcune riflessioni sono quasi istintive. La prima è che nel medioevo simili opere erano concepite tenendo conto della illuminazione del tempo, la luce tremolante dei ceri doveva rendere ancora più spaventevoli quei mostri che sembrano prendere vita dalla pietra. E poi, come faceva l’uomo medievale a distinguere tra creature immaginarie e creature realmente esistenti? Per lui quei mostri potevano esistere davvero, anche se non gli era ancora capitato di incontrarli, e questo accresceva il potere orrifico delle immagini.
Il lungo tronco dell’albero della vita aveva acquistato un rilievo luminoso. I mostri e i demoni che si contorcevano intorno ai rami e che si aggrappavano con grinfie acuminate alla corteccia, gli uomini nudi squassati da urla silenziose e i peccatori minacciati dalle loro stesse colpe sembravano animarsi sotto quella luce vivificatrice.

IL MONASTERO DI CASOLE, TRA PRESTIGIO E ANTICO

post44-00L’antico e prestigiosissimo monastero di Casole, a breve distanza da Otranto, nel passato ha rivaleggiato con le abbazie più famose, ma adesso è solo un vecchio rudere in mezzo alla campagna. Resti di mura, di archi e di colonne dai capitelli semplici e squadrati. Da questi pochi resti è partita la mia ricostruzione. Ecco l’arrivo a Casole di Yusuf Hanifa, il suo primo sguardo all’abbazia e alla campagna che la circondava, mille anni fa come adesso, prima di entrare per cercare il presbiter Pantaleone.

[…] La campagna si stendeva a perdita d’occhio, lastre di calcare che affioravano tra zolle rosse e argillose. Le chiome degli ulivi sembravano nuvole d’argento, percosse da un vento tirannico che strappava le piccole olive già mature facendole rimbalzare a terra e creando un leggero tappeto intorno alle radici contorte. Alcuni monaci erano sotto gli alberi a raccoglierle. Il vento se la prendeva anche con le loro tonache, agitandole con forza.
La porta dell’abbazia di Casole era spalancata. Il cenobio si estendeva intorno a uno spazio centrale, dominato dalla chiesa di San Giovanni, con i suoi archi solenni e le colonne dai capitelli squadrati.
Yusuf osservò le grandi pietre con cui era stato edificato il monastero, un edificio che si era sovrapposto alle antiche casupole e alle grotte scavate nella roccia e nella terra. Era stato un principe normanno a volerlo e in breve tempo era fiorito un luogo di rigoroso ascetismo e di fulgida cultura. […]

LA TERRASANTA, META DEGLI UOMINI

Il viaggio in Terrasanta, in quello che Yusuf chiama il deserto dei Padri, ricrea un mondo lontano, meta costante degli uomini del tempo. Le navi che partivano anche da Otranto con il loro variegato carico di pellegrini, crociati, templari e teutonici, approdavano in San Giovanni d’Acri, città di vicoli tortuosi, di fulgide cupole e di minareti.

[…] Le strade si aprivano in altre strade, aggrovigliandosi in un intrico di botteghe, di case basse, di palazzi. Yusuf Hanifa riconobbe gli odori della sua adolescenza: di cuoio, di spezie, di dolciumi. Accanto alle porte erano esposte le merci in pittoresco disordine: tappeti appesi alle pareti, mucchi di babbucce, oggetti in argento. Passò da botteghe di sellai, di venditori di gabbie per uccelli, di mercanti di stoffe. […]

IL DESERTO CHE COLPISCE E UBRIACA

d9876420841e6ae9f878414df3e14088--dune-places-to-go[…] E poi, non lontano, il deserto che svela un mondo di sensazioni, più che di descrizioni fisiche. Nel deserto ogni sensazione sembrava amplificata, colpiva forte e ubriacava come l’oppio dei Traci. Il sole che feriva la vista, il vento pungente di granelli di sabbia, l’oro polveroso delle dune che si infiammava ai raggi del tramonto. E poi il senso sconfinato di libertà e allo stesso tempo quell’inquietante sentirsi prigioniero di un paesaggio sempre uguale, sempre mutevole. Dune, crinali, strapiombi, ancora dune, ancora strapiombi. Dolcezza e asperità, linee morbide e orli frastagliati, sabbia e sassi.
Spronò il cavallo e superò la carovana che si muoveva lungo la pista con pigra solennità. Gli uomini sui cammelli avevano uno sguardo ieratico che scivolava sulle cose. Allora Yusuf capì che il ritmo lento di quella vita era dentro di lui, nel suo respiro, nei gesti, nel battito del cuore. Come se ogni giorno durasse millenni, come se ogni notte fosse tenebra infinita. Ma poi il sole bruciante incendiava il sangue e tutto si trasformava in furia e spasimo: così la collera ribolliva con maggiore virulenza, il coraggio diventava ferocia, il desiderio di vendetta si faceva più spietato che in qualsiasi altro paese del mondo. E l’amore diventava ossessione. […]

LA VALLE SICILIANA, UN MOSAICO DI FEUDI

Ed eccoci infine in Abruzzo, alle falde del Gran Sasso, dove si adagia la Valle Siciliana. Chiamata così fin dal XII sec., deve forse il suo nome alla via Caecilia, costruita dal console Cecilio Metello, che l’attraversava. Questa valle, che anticamente era un mosaico di feudi, è oggi ricca di luoghi e di testimonianze di pregio, come Pagliara, con i ruderi del castello di Palearia, arroccato in alto come un nido d’aquila, gli splendidi borghi di Tossicia, di Castelli, di Pietracamela, l’antica chiesa di Santa Maria di Ronzano.
Come rendere questi luoghi collocandoli nel XII secolo? Non è troppo difficile perché alcuni punti ci appaiono incontaminati, di una bellezza primordiale e solenne. Partiamo dalla natura, i canneti presso i fiumi dovevano già esserci, ma io li ho immaginati molto più alti di adesso, il sottobosco più selvatico e aggrovigliato, i torrenti persino più tumultuosi.
Sorprendiamo Sara dei Sassi, nel momento in cui si lascia il mare alle spalle e si dirige all’interno verso le montagne.

[…] Il mare aveva accompagnato il suo viaggio, un mare verde e gonfio, così diverso da quello blu di Hydruntum. Poi era arrivata alla foce del fiume nei pressi di Castrum Sancti Flaviani. L’acqua grigia luccicava tra migliaia di canne alte il doppio di lei e ancora di più. La sovrastavano riempiendo l’aria del loro fruscio. Gli uccelli tagliavano il cielo con rapidi voli oppure se ne stavano immobili sulle rive pietrose.
Sara aveva piegato verso l’interno ed eccole, finalmente, le sue montagne.
Si delineavano contro il cielo, l’alta cima del Grande Sasso lucente di ghiaccio. Così belle e imponenti, a tratteggiare un maestoso confine con il resto del mondo. […]

SANTA MARIA DI RONZANO, LA CHIESA E I SUOI ARCHI

gerusalemme_movieTra gli edifici, quello che appare nel romanzo è la chiesa di Santa Maria di Ronzano, non lontana da Castel Castagna e circondata da un bellissimo paesaggio. La chiesa ha origini che risalgono alla seconda metà del XII sec. e presenta una facciata di laterizi rossi, lasciati a vista, e di pietre chiare che disegnano archi rigorosi.

[…] Poi si lasciarono sulla sinistra Castellum Castonee e sfiorarono la piccola chiesa di Sancta Maria, con le finestre sottili come feritoie e quelle più grandi ostruite da grate di pietra per impedire agli uccelli di volare all’interno. Solitaria nella valle, era circondata dalle colline da un lato, e da una cerchia di montagne dall’altro. […]

UN VIAGGIO DAL SAPORE ONIRICO

Per concludere questo viaggio dal sapore onirico, posso dire che la sensazione più forte è stato provare a immaginarli come potevano essere mille anni fa.Sia sulle coste salentine, biancheggianti di sale, sia nel mondo arroventato del deserto, sia al cospetto dell’altera bellezza delle montagne abruzzesi, ho avuto la precisa sensazione di contemplare tratti di mondo incontaminato.

La vegetazione selvatica, l’aria rarefatta e trasparente della montagna o quella forte e salmastra delle scogliere, la lenta danza delle dune che il vento del deserto disfa e poi ricompone più in là, il ruscellare impetuoso dei torrenti tra i sassi, l’improvviso sbattere d’ali di mille uccelli che si levano in volo, lo stupore di chi contempla il ricco e immaginifico mosaico di Otranto… sono odori, rumori, sensazioni che non appartengono solo al presente. Costituiscono un patrimonio senza tempo e per questo incredibilmente prezioso.

AUTRICE     Ornella Albanese 

Ornella Albanese è nata in Abruzzo e vive a Bologna.

Laureata con lode in Lingue e Letterature Straniere, ha cominciato a sedici anni a pubblicare racconti su periodici di diffusione nazionale. Adesso pubblica per Mondadori, nella collana I Romanzi (Category) e ha al suo attivo sette romance storici e due trilogie.
Per Fanucci Leggereditore ha pubblicato due thriller storici: L’anello di ferro e L’oscuro mosaico.
Per Leone Editore ha pubblicato Il sigillo degli Acquaviva.
Per L’Oscuro Mosaico ha ricevuto il Premio Internazionale Castrum Minervae, il Premio “Scrittori con gusto” dell’Accademia Res Aulica e il Premio letterario La Vie en Rose 2014, una targa di merito al Festival Nazionale della Letteratura Città di Giulianova.

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