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Ci sono storie che ti entrano dentro, storie che nel momento in cui le ascolti vorresti impugnare la tua penna – ovunque tu sia – solo per prendere appunti, per paura di dimenticare, paura che i ricordi che ne avrai possano abbandonarsi all’oblio.
Storie in cui provi a immedesimarti, che ti lasciano dentro un vuoto che sai che colmerai solo se riuscirai a trovare il tempo e il coraggio di raccontarle.
E allora la racconti la storia che hai udito. Perché a tenertela dentro non ci stai. Deve uscire, deve trovare il mondo di raggiungere i lettori, le persone, perché quella è la storia di un amore indimenticabile. Un amore che dura da una vita.
Raccontare è un po’ come immedesimarsi nei protagonisti, provare le loro emozioni, condividere i loro silenzi carichi di attesa, soffrire per la lontananza di un amore che mai si è compiuto, vivere sulla propria pelle una distanza incolmabile che trafigge il cuore e tiene svegli la notte, il rimpianto per non aver avuto il coraggio di fare una scelta coraggiosa, un po’ fuori dagli schemi, azzardata.
Immagini i pensieri di chi resta lì, come fermo negli anni, a crogiolarsi nei ricordi, unici testimoni di un tempo che ormai sembra inafferrabile. Soffrono i protagonisti della tua storia, piangono, si agitano perché nel cuore resta sempre un barlume di speranza. Una speranza malsana, che potrebbe distruggere quello che di bello la vita ha spinto a costruire.
E allora non sai più se sono i tuoi personaggi che parlano o sei tu che racconti, perché hai la sensazione – chiara in certi giorni – che quella storia sembra quasi essersi attaccata alla tua pelle. Non ti fa dormire, ti riempie la testa, ti costringe ad accendere il computer in piena notte perché devi dargli un finale. Devi capire fin dove ti porterà. E scrivi, scrivi, sviluppi trama e personaggi, ma mica lo sai dove questo ti porterà.
Non lo sai mentre prendi appunti, fai schemi, descrivi scene e articoli, dialoghi immaginari che solo la tua fantasia può concepire. Non lo sai perché hai sempre tratto solo ispirazione dalla realtà, perché le tue storie una volta cominciate sembrano andare per conto proprio. Non lo sai mentre gli occhi bruciano di sonno davanti allo schermo del tuo computer, o mentre ti alzi e guardi fuori dalla finestra e scorgi un chiarore lontano, indizi dell’alba che sta sbocciando.
E allora comprendi quanto tu sia in sintonia con i tuoi personaggi, con la tua storia, se non ti sei accorta del tempo che passava. Comprendi che scrivere, scrivere le storie che senti dentro, è come un’onda che ti travolge e contro cui a nulla serve lottare. Sai che quella corrente, magica, affascinante, che è l’ispirazione, ti ha travolta ancora una volta. E che sempre lo farà.
E tu dovrai seguirla per restare a galla, e non opporti. Dovrai rincorrere quelle onde, abbandonarti alla loro ineluttabilità. Dovrai riconoscere che nulla può la tua volontà, e goderti solo il piacere che ne deriva, il piacere di raccontare.

Emiliana Erriquez