Accade per caso e divento mamma per la seconda volta.

L’esperienza mi ha insegnato molte cose, sono relativamente tranquilla, non sussulto al primo vagito e riesco a gestire le diverse esigenze dei miei pargoli. Poi qualcosa cambia, il piccolo esce dalla campana di vetro in cui l’ho tenuto ed entra a contatto con i coetanei. All’inizio, noto solo qualche sfumatura, piccole differenze tra lui e loro, ma ogni bambino ha i suoi tempi.

Poi arriva il primo anno scolastico, i tempi diventano più stretti e i risultati devono arrivare in fretta. Inizio a capire che mio figlio non riesce a essere incasellato nelle tranquille definizioni che si accompagnano ai bimbi della sua età, inizia la fatica del rispetto delle regole e la costruzione di un’etichetta che, nel tempo, rischia di diventare grande quanto un tendone da circo col potere di fagocitare ogni suo sforzo.

IL MIO BAMBINO, UN NUMERO PRIMO

25799d5c90bd6139e87dee1069011ebbCorro dai luminari per avere delle risposte che sono sempre evasive, sembra che non ci siano problemi particolari, a parte un ritardo affettivo destinato ad assottigliarsi con l’età. Nel frattempo, lui viene emarginato dai compagni perché non sa giocare e si mette le mani sulle orecchie quando la musica è troppo alta. La sua personalità ne risente, l’autostima è destinata ad azzerarsi. La frustrazione cresce, perché divento cosciente del fatto che non posso difenderlo in ogni ambito e che la mia opinione è considerata di parte. Mio figlio è visto come fosse un numero primo. Mio figlio non è un numero.

MIO FIGLIO, UN EMARGINATO

Eppure so che ho gli strumenti per poterlo aiutare. Oltre all’amore di madre, possiedo delle competenze professionali consolidate con anni di insegnamento che mi permettono di stargli ancora più vicino. Mese dopo mese, verifica dopo verifica, corro insieme a lui, trascorro pomeriggi a studiare e fare compiti, ignorando i voti non certo buoni e i colloqui con i professori, pesanti come macigni. Anche lo sport diventa un problema; lui si butta con entusiasmo in ogni cosa, ma fa sempre fatica ad accettare le regole, tanto che i vari allenatori si alternano nel rifiutarlo.

IL BULLISMO E IL RAPPORTO CON GLI ALTRI

bambino_emarginatoA tutto questo si sommano i primi atti di bullismo. Mi racconta che alcuni compagni lo trattano male e io cerco di dargli le armi per difendersi da solo, perché sono consapevole che non potrà e non vorrà essere sempre difeso. Ha bisogno di testare se stesso.

Trovare il suo modo di rapportarsi con gli altri nel bene e nel male.

Il più delle volte non viene creduto perché i compagni sono più furbi e più scaltri. Persino rivolgersi alla preside non serve a nulla, tranne ottenere un rigoroso controllo di ogni suo comportamento annotato su una tabella apposita.

 Il tempo passa e il mio bambino matura sotto quei colpi che io stessa ho cercato di attutirgli, cresce incredibilmente sereno. Cambia scuola e fa ancora fatica, ma accetta che questo aspetto sia parte del suo percorso e si impegna per definire una personalità tutta sua.

Instaura delle relazioni buone dopo una vita di rifiuto e la cosa ha dell’incredibile.

LA NOSTRA SOCIETÀ E LA SUA IPOCRISIA

balbuzie-bambini-scolari-genitori-04SONO CONSAPEVOLE CHE LA STRADA E’ ANCORA LUNGA MA CE LA FARO’

Ho versato lacrime di frustrazione, l’impotenza mi ha schiacciata nel letto ogni notte, a tal punto da non farmi respirare e sono arrivata a odiare un lavoro che avevo amato con ogni mia cellula, perché mi sono resa conto di far parte dello stesso sistema che cercavo di combattere. Quella che resta sulla pelle, come un orrido tatuaggio, è l’ipocrisia della gente, schiava dell’apparenza, maligna in ogni sua sostanza.

Una società che accoglie, agendo in modo politicamente corretto, che organizza giornate mondiali per le diversità, che mette l’inclusione come un punto trasversale a ogni disciplina scolastica, che spreca carta e parole quando l’aridità del cuore degli individui che la formano è pari a quella del Sahara.

Si insegna un rispetto staccato di facciata, quando si dovrebbe trasmettere il coraggio di buttarsi nei rapporti con l’altro. Non sono i grandi gesti che creano gli uomini, ma quelli piccoli che li salvano.

CATHERINE  BC- Scrittrice