Di cuori e gramigna

DI CUORI E GRAMIGNA

Come la gramigna nel cuore: così è finita. Com’è possibile che qualcosa che non è mai iniziato possa finire?Non sapremo mai che sapore, che odore abbiamo. Non sapremo mai cosa significa abbracciarci, fare l’amore, entrarci nella pelle. Non prenderemo mai un caffè insieme, non passeggeremo, non mi insegnerai a nuotare. Dunque è così che finiscono le cose che non sono mai iniziate. Ho una scatola, sotto la scrivania. Ci sono una chiave e un lucchetto, due lettere, qualche racconto, un disegno, la metà di una matita bianca. L’altra metà è tua, te l’ho spedita in un giorno in cui non avevo molte parole da dirti. «Le matite bianche non scrivono», ti ho detto, «ma tu puoi e sai. Tu leggi anche le linee bianche nel bianco».
Ho avuto paura dell’amore vissuto. Le tazze di porcellana pregiata non si usano per il tè perché il tè le macchia: rimangono nella cristalliera insieme ai cucchiaini d’argento e ai bicchieri di cristallo. E io ho provato a riporti, a nasconderti agli occhi del cuore, a tenerti in un angolino affinché il mio sguardo non potesse consumarti, ma l’ho fatto così bene che sono riuscita a perderti.

E dire che avrei voluto portarti con me nelle estati di quand’ero bambina e con gli occhi in diamante leggevo storie di gatti e topi sul balcone di casa, e Il campanile di conchiglie, e Momo che salvava il tempo. Tu, i tuoi occhi! Nella mia mente ti vedevo camminare in eterno, senza raggiungermi mai. Solo così, solo in quel limbo tra il sognarti e l’averti potevi bruciare di splendore senza consumarti mai. Così la tua luce la portavo con me, cucita dentro tutti i vestiti.
E se ripenso a noi, posso farlo solo con l’aiuto della geometria. Pensaci: la semiretta ha un inizio e non ha una fine. La retta non ha né inizio né fine ed è eterna come Dio. Il punto è privo di dimensioni, è l’ente geometrico fondamentale, l’origine di ogni cosa, attraversato da infinite rette eppure non rappresentabile perché non esteso. Eccoci, siamo noi. Il punto. Inizio e fine, radice e foglia, vuoto e pieno.
E adesso che da tre giorni non ci sei, penso che non ci sei mai stato e che fa così male proprio perché niente è successo veramente. Le più struggenti storie d’amore sono quelle che non abbiamo mai vissuto. Forse dal vivo ti avrei detestato – tu, la tua presunzione, la tua arroganza, le forbici taglienti dei tuoi occhi, le pretese, la gelosia, il tuo gatto. Ti avrei odiato. Mi sono abbattuta contro il pensiero di te con l’entusiasmo di un volo, ma è che siamo nati senza ali e da oggi in poi dovrò imparare di nuovo a camminare sulla terra. E un po’ mi sento come se qualcuno mi stesse strappando la gramigna dal cuore, con forza, con cattiveria. Come stesse sradicando me da me.

Bianca Rita Cataldi