book-791652_1920

Sono di nuovo sola.

Chiudo gli occhi e mi cullo nel passato. Sono così nitidi, i ricordi, non come reminiscenze lontane. Come vorrei che le mancanze fossero vaghe.

E poi il Natale che sembra richiamare chi non c’è più nella tua vita e te lo ricorda, mentre nella realtà è con qualcun’altra che non sei tu. L’eco della felicità ti ammazza più del dolore. È un dolore lento e dolce che piano piano si estende e ti invade. Lui non c’è più, e io non posso farci niente.
Cade la neve come le immagini che ho di noi due prima che mi sbattesse la porta sul cuore, e il freddo mi picchia sulla pelle, e io lo lascio fare.
Caro Alessandro, non ti ho saputo vivere come avrei dovuto. Non ti ho mai afferrato per davvero. Ho sempre avuto paura delle cose che sento troppo. Tremo all’idea di un tocco che mi potrebbe catturare per davvero e rendermi dipendente. Tremo se penso al tuo sguardo, ormai lontano ma sempre così vivo nella memoria dei miei sensi che hanno una sola direzione, la tua, mancato amore, mancata emozione, mancato tutto.

Sei lontano.

Io l’ho voluto per colpa della mia mancanza di coraggio. Tu sei lontano, e io sono qui a lamentarmi senza concludere nulla. E mi manchi, questo è il punto. Mi manca come ti aggiustavi il ciuffo che il vento di dicembre spostava. Mi manca la quantità di zucchero che mettevi nel caffè, mi mancano le tue sigarette che non sopportavo. Con te mi facevo piacere tutto. Ogni dettaglio era meraviglioso se eri tu a possederlo. Mi manca come facevamo l’amore, perché era come un viaggio nel tuo corpo che sembrava sempre nuovo e m’incantava sempre. Nonostante questo, non ho saputo tenerti con me. E tu hai perso la chiave a causa mia e non hai il coraggio di bussare alla mia porta, e sempre a causa mia. Ti ho allontanato io, e ora non so come riprenderti con me.
Fa freddo in questi giorni prima di Natale e il cuore non ha voglia di festeggiare, perché ti ho lasciato, e ho lasciato morire noi. Con chi potrei prendermela? Io l’ho voluto. Ti ho lasciato con freddezza. E tu hai sbattuto la porta. Non ho fatto nulla per fermarti. Sono rimasta lì, a fissare nella penombra il tuo riflesso.

Sono rimasta sola in quella camera di poco valore che raccoglieva tutti i frantumi della nostra storia non-storia. Li ho raccolti come pezzi di vetro, senza curare le ferite che potevo procurarmi, e li ho racchiusi dentro di me per sanguinare e punirmi della paura di prenderti e baciarti e dirti: tu non vai da nessuna parte.

Io sono brava a pensarle, le cose, quando è troppo tardi. Come un ricordo autunnale mi manchi e mi sfiori ovunque, amore. Non ho mai chiamato nessuno amore come ho fatto con te. Così dolce e così doloroso, come suono. Chissà se stai sorridendo a qualcun’altra e se hai trovato qualcuna migliore di me. Chissà, amore mancato. Sarei contenta per te.

Meriti qualcuno con cui svegliarti ogni mattina e che ti dica quanto tu sia importante. Meriti le attenzioni quotidiane, non quelle clandestine di poche ore. Meriti tutto il calendario, senza orologio. Tu meriti il meglio. Tu meriti tutto ciò che non assomiglia a me.
Le lacrime scendono. Almeno loro non si lasciano influenzare. Tra poco dovrò presentare il mio libro di poesie che hanno il sapore dei tuoi baci. Il ricordo delle tue mani. Il profumo dei tuoi capelli. Tu sei poesia che ho radicato dentro ogni parte di me. Resterai solo un ricordo dal profumo autunnale?

Autrice: Maria Capasso