Tulipani arancioni

tulipani

Una busta con su scritto il mio indirizzo a chiare lettere, questo ho trovato nella mia cassetta della posta questa mattina. C’è qualcosa che fa spessore al suo interno, non è una lettera; d’altronde so già chi me l’ha mandata, ho riconosciuto la calligrafia tonda con la quale il mio indirizzo è stato messo lì, in bella mostra.

Piuttosto che la via e il numero civico della mia residenza sembra quasi muovermi accuse, riesco a leggervi un “Sono ancora io ad averti cercata, degenerata”. Però so bene che lei, a differenza mia, non ama le parole. Io amo le parole, potrei scrivere sempre, anche se poi non sono mai soddisfatta dei risultati; provo eccitazione nell’aprire il mio dizionario dei sinonimi e dei contrari, amo cercare la sonorità delle parole e sbarazzarmi delle odiose ripetizioni.
Lei invece no, lei non parla. Lei insinua, tutt’al più. Mi domando come sia possibile che siamo figlie delle stesse due persone. Sono nervosa e stanca di ascoltare le mie stesse elucubrazioni mentali e strappo la busta, finalmente scoprendone il contenuto: una fotografia che avrà più di vent’anni, scattata un giorno di carnevale di molti anni fa. Io avevo un costume da principessa, a scuola avevano organizzato una festa a tema e io ero stata costretta a vestirmi da cortigiana. Come sempre il volere si era sottomesso al dovere, e da brava bambina quale ero avevo obbedito.

L’espressione di quella bambina, che a quanto pare sono proprio io la dice lunga sul mio livello di soddisfazione. Mia sorella è proprio accanto a me, bassina e felice col suo costume da olandesina, la sua gonna ampia arancione con il sottogonna di pizzi bianchi, la camicina blu con i nastri, i suoi zoccoli di legno e un mazzetto di tulipani arancioni.

tulipani

È sempre stata perfezionista sin da piccola, ha sempre voluto che tutto fosse fatto come voleva lei e ci aveva costretti tutti a cercarle il mazzo di tulipani perchè “Un’olandesina che si rispetti ha un mazzo di tulipani”, frignava con quella sua vocetta pungente. Naturalmente lei aveva potuto scegliersi il costume che preferiva.
Giro la fotografia e sul retro ritrovo quella pessima calligrafia a pallini che detesto: “Tra poco è carnevale, ho voluto inviarti un bel ricordo di noi due”. Non riesce proprio a capire che alcuni ricordi, che lei ritiene belli, per me sono il preludio dell’inferno. Non è mai stata capace di scindere la sua vita dalla mia perchè tutto ha sempre girato intorno a lei. Ha sempre capito soltanto i “cosa” ma non si è mai posta una domanda sui “perchè”.
Un bel giorno ho deciso di scendere da quella giostra, non volevo più giocare. Volevo stare sola, anche piangere in un angolo e prendere a pugni un muro mi parvero grandi privilegi, all’improvviso.
Ho smesso di cercare modi per ergermi su un piedistallo troppo alto per le mie gambe corte, e mi si è aperto un mondo di libertà dove ho scoperto che anche in basso le cose non erano poi tanto male.
E poi, cara sorella, quei fantastici tulipani arancioni che esibivi con tanto orgoglio erano di plastica.

AUTRICE: CLAUDIA SIMONELLI