Bastian-beat-up

È sceso il buio intorno a me, e ancora tremo. La notte mi aspetta per rimboccarmi la coperta; sotto, ci nascondo le mie paure.
Sono un vigliacco, penso, mentre la mano della mia mamma traccia una carezza rassicurante sul mio viso. Mi allevia e mi sento leggero, fino a dimenticare la mia faccia da codardo allo specchio, quella che pulisco sempre dal sangue, prima di rientrare in casa.

Il mattino mi piomba addosso come una mitragliatrice caricata a salve. Spara, ma io non muoio. Mi umilia.

Lo zaino è leggero, il peso della scuola lo sento nel cuore, ogni volta che varco la soglia dell’aula e mi scontro con il viso dei compagni, che ridono di me. Ho voglia di piangere.
«Di Lorenzo, anche oggi sei in ritardo!» rileva accigliata l’insegnante.
Mi sento a disagio, sono nuovo in questa scuola. Tutti mi chiamano Scarso, perché è questo il primo voto che ho preso. A loro non interessa se ho avuto un’infanzia difficile e non si domandano perché sia ripetente. Due volte il primo liceo. Pensano forse che non abbia cervello? E loro, lo hanno per offendermi?
Sposto lo sguardo verso Priscilla. La guardo, mi guarda. È tanto bella, china con il capo sul banco a colorare le mele di una natura morta. Ho passato ore a scrivere una dichiarazione che possa emozionarla, ma alla fine non ho avuto il coraggio e le passo un foglietto con la solita frase: Ti vuoi mettere con me? Lo guarda e lo pone nel portapenne, poi, rossa più del pastello che ha tra le dita, continua a ricalcare a tratti più decisi e veloci.
Suona l’ultima campanella. Cammino tra gli schiamazzi dei ragazzi che mi spingono verso l’uscita. Sono solo. Nessuno vuole stare con uno sfigato come me. Con questa pancia che mi ritrovo, assomiglio tanto a un maiale, come dicono loro. Forse hanno ragione. Fanno bene a pestarmi e a offendermi, a pretendere i soldi. Sono solo un imbecille che non sa reagire.

«Carlo, dobbiamo parlare» sussurra Priscilla con la sua macchinetta ai denti, luccicante nel riverbero del sole primaverile. Ho le mani sudate per l’emozione e la bocca secca.
«Non hai paura di farti vedere con me ?» non riesco neppure a finire la frase che sottecchi scorgo Marco e la sua banda venirmi incontro.

«Lasciatelo stare!»  grida forte Priscilla.
La sua voce si fa sempre più lontana, mentre corro e mi dileguo tra i vicoli. Ho il fiatone. Lascio lo zaino all’angolo della strada e mi accovaccio sul marciapiede. L’ho scampata, penso mentre asciugo il sudore che gronda dalla fronte.
«Ehi Scarso, ti sei fatto l’amichetta?» sghignazza Marco. Mi ha raggiunto senza che me ne accorgessi. Pochi secondi e mi immobilizza con l’aiuto Stefano, mentre Francesco m’incide un cazzotto nello stomaco. Sento le pupille uscire dalle orbite. Priscilla è lì, che mi guarda. Devo reagire. La mia mano si chiude in un pugno. Sono in tre contro di me, ma io ora ho lei. Non sono solo. Le prendo, ma le do. Ho il sangue sul viso, ma non ho paura. Per la prima volta, dopo mesi, sono riuscito a reagire a quei bulli. Sì, oggi merito un bel dieci e lode.

Imma D’Aniello

Photo credit: Neverending Story