Credit: unoentrerios.com.ar

Credit: unoentrerios.com.ar

“L’I-Phone ha preso il posto di una parte del corpo e infatti si fa a gara a chi ce l’ha più grosso … tutto questo sbattimento per far foto al tramonto, che poi sullo schermo piatto non vedi quanto è profondo.”

Questo è stato il tormentone dell’estate e mai canzone fu più azzeccata.
Siamo diventati  figli della tecnologia, schiavi dei Social, rintanati nei nostri mondi virtuali con centinaia di Amici di cui non conosciamo il vissuto e che, se li incontriamo per strada, neppure li salutiamo.
Siamo tutti coraggiosi dietro a un monitor a sparare sentenze, a gridare allo scandalo, a palesare dolore per la morte dell’ultimo personaggio famoso, a criticare un ragazzino per aver “inventato” un termine che la Crusca ha approvato.

MA DOV’ È FINITA L’UMANITA’? DOV’È FINITA LA GENEROSITA’?

Dietro a immagini che ritraggono una tazza di caffè fashion per augurare il buongiorno, si è perso il senso della vita, il significato di una colazione in famiglia, di una nuova giornata che inizia.
Esco di casa e per strada siamo tutti con i cellulari in mano, io per prima.Perché tutti siamo concentrati nei nostri mondi fittizi. Sediamo a un tavolo del Mac Donald e, attorno a noi, ci sono altri solitari, distratti dal loro amico digitale: un compagno ideale che non ci fa mai sentire soli, ma che ci isola più di una cella.
Quello che più mi spaventa di questa società è ciò che stiamo trasmettendo ai nostri figli: la mia bambina di quasi cinque anni sa già usare un I-Phone meglio di me.

PASSEGGIO IN UN PARCO E VEDO COMITIVE SEDUTE TRA L’ERBA

uno accanto all’altro ma nessuno guarda nessuno, le ragazze e i ragazzi non si sorridono, non si guardano con occhi innamorati; al contrario, li tengono affondati nei display luminosi, impegnati a scorrere la Home di Facebook, ad acquistare qualche nuova App su Play Store o a giocare a Pokemon Go!

Ricordo quando da ragazzina si marinava la scuola e si correva nel parco della mia città, quando alla sera si giocava a campana o a nascondino, quando si facevano gli scherzi del citofono e le telefonate anonime, quando ci si chiudeva in una cabina telefonica con l’ultimo gettone, quando c’erano le lettere, le canzoni degli Ace of Base, i rullini, le notti da vivere insieme e da archiviare solo nella nostra memoria.

“Di quando c’era il walkman e Fiorello al Karaoke, dei Nirvana e dei Guns, della musica dance, ma che ne sanno i 2000.”

Ascoltando questo secondo tormentone di Gabry Ponte e Danti, torno ragazzina.
“Era tutto più bello alla mia età”, una frase che ho sentito spesso ripetere da mamma e che mai avrei pensato di sentirmi pronunciare; eppure eccomi qui a ripercorrere gli stessi passi, ma non so se mia figlia farà lo stesso, non so se ripenserà alla sua infanzia con la medesima nostalgia.

COSA DIVENTERA’ IL MONDO? COME SI RIDURRANNO I RAPPORTI UMANI?

La tecnologia sta uccidendo la comunicazione e non ce ne accorgiamo, sta spegnendo l’amore, trasformandoci in robot drogati di Social, di App e di link da condividere.
Fermiamoci un istante a riflettere e insegniamo ai nostri figli a condividere la vita, quella vera, quella che sta là fuori e che puoi trovare ammirando un cielo azzurro, passeggiando su un prato verde, correndo all’aria aperta, facendo una gita in barca, ma facciamoci una promessa: lasciamo il cellulare a casa!

LINDA BERTASI