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Quando mi sveglio la mattina , la zingarella del sud Italia che si è portata dentro i sogni della sua terra, l’Irpinia, è sempre con me. Arrivando in Francia, ho detto addio all’arte della lentezza, alla paziente generosità di uno sguardo che sa come ti senti. Il tempo fugge in fretta in questa mia Parigi. Così devo preparare la cena per la sera, perché in città, il tempo si fa pregare e io lo sospendo mentre mi prendo due caffè ristretti per non dimenticare il dolce amaro della mia Italia. Poi, indosso i miei abiti da parigina, mi metto su tacchi da dieci centimetri e vado. Non lo faccio soltanto per essere elegante, ma per essere all’altezza della Tour Eiffel (perché l’altezza non è una questione di cm) e per sfiorare con leggerezza i boulevards della mia bella Paris, come se fossi in una cartolina. Tutto questo è un rito: gesti che si ripetono nella settimana, movimenti regolari della mia vita che si concludono in bellezza nel fine settimana. Mi dedico alla danza, alla lettura, ai miei pensieri e alla famiglia. E così, la ballerina di Tarantella, qui diviene una ballerina di Cabaret. Di solito per affrontare i mezzi parigini, affollati da gente triste o aggressiva, chiudo gli occhi e ritorno nella mia terra d’origine. Sogno. C’è qualcosa di inspiegabile che mi lega ai venti dell’Irpinia, all’essenza della mia vita. Ritorno nella terra dei lupi, tanto è forte il mio amore per essa. Momenti intensi e preziosi in questa vita parigina dove la velocità ci ruba tutto. Allora, mi lascio andare alla fantasia e torno in Irpinia, dove posso essere un albero e risentire il movimento dei miei rami, della mia linfa, delle mie foglie come di una carezza d’amore. Sento gli insetti sotto la mia scorza, vedo i nidi degli uccelli crescere nel mio cuore. Il vagone corre, i palazzi si avvicendano, e quando mi avvicino alla mia ultima stazione della metro, il selvatico della lupa che sono, mi fa sentire difesa. Mi ritrovo nella realtà di Parigi, divento un essere umano tra gli altri, e torno al mio posto nella mia bella cartolina senza pena. Divento parigina.

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Quello che è accaduto, però, mi ha segnata. Ha segnato i Parigini da dentro perché Parigi non somiglia più a una cartolina. È stata strappata, toccata nella sua bellezza. Hanno mirato al cuore e tutto sembra pieno di sangue, un sangue sbagliato. Parigi piange l’orrore e il vuoto di questa tragedia. Siamo traumatizzati da questi orrori perché c’è stato un massacro contro l’umanità, contro il sacro, contro l’amore, contro una modernità che si sta sgretolando. Io mi sento svuotata ma piena di speranza, piena di forza per portare avanti la mia bandiera dell’umanità, della nostra dignità.

Credo che sia arrivato proprio il momento di trovare il cammino tra il nostro Inferno e il nostro Paradiso: un cammino che ci porterà ad un equilibrio: quello che abbiamo perso. Ora non prenderò più in giro la Torre Eiffel: lei, che prende in giro la morte con il suo messaggio di vita, «Fluctuat nec mergitur».

Oggi, dopo quello che è accaduto, più che mai, ci sarà spazio nel mio giardino per fare nascere amore, perché l’esperienza mi ha insegnato che la violenza manca di lucidità e ci porta nel buio. Oggi la parigina che sono diventata riflette e sta in silenzio, ma non si ferma. La strada è lunga. Ricominciamo. Parigi è fatta di tante cose, come della gente che è arrivata qua da altrove e si sente parte di essa. Come di gente che si sente ancora estranea, e che qua si sente abbandonata.
Davanti a tanta violenza, mi chiedo quale sia la mia arma migliore e attingo, per difendermi, alla mia esperienza di donna forte per non avere paura. Sono come un roccia e nessuno mi può attraversare. A volte, sono fredda come la morte, ma paradossalmente mi sgretolo pensando a mia figlia per le strade di questa città, sapendo, poi, che mio figlio parte ogni giorni per difendere il mondo. Cresce l’ansia, ma ditemi cosa devo fare? Ho il dovere di rassicurarli con la mia forza, la mia lucidità perché sono loro albero, l’unica famiglia che hanno e non lascerò mai che mollino o crollino soffocati dalla loro paura. Loro sono alla mia immagine,la mia parte fragile e forte. È vero, l’attentato ha cambiato la nostra vita, ma siamo più uniti ancora che prima dei fatti di sangue. Il nostro modo di rispondere a questa brutale guerra, all’ l’inferno che si è piombato addosso, è questo. Continuare la nostra vita per le strade della nostra città senza lasciarci intimorire. Baciare le sue strade la mattina col il mio piu bello rossetto e pensare che Parigi, alla fine, è la città dell’amore!

Marapina Salzarulo per Logokrisia

Photocredit: Mariapina Salzarulo