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Cara Sonia,

ti chiedo scusa.

Sono una madre inutile, di quelle che non meritano di essere definite tali.

Sono una di quelle madri che sono solo sacche da deposito pensate per dare alla luce una creaturina che non meritava di essere al mondo, frutto di un matrimonio fallito e buio.

I figli senza amore non dovrebbero nascere, dovrebbero restare solo una fantasia dolce da accarezzare nei sogni e da cullare mentre si dorme. I figli nati da due esseri che non hanno saputo mantenere una promessa anni prima, in una Napoli piena di bigotti, anzi in un’epoca di moralisti del cazzo, crescono con l’idea che la famiglia sia una commedia riuscita male.

Crescono senza amore ma solo con beni di prima e secondaria importanza, perché quando non c’è amore in famiglia c’è esuberanza di dimostrazioni materiali. Non ci rendiamo conto di quanto possano soffrire i nostri figli quando ci sentono litigare, oppure ci vedono con lo sguardo fisso nel vuoto dopo aver finito il pacchetto di sigarette e bevuto un bicchiere di qualcosa, perché c’è sempre bisogno di bere qualcosa di forte dopo una discussione.

Non capiamo i loro sguardi spenti e che guardano con disgusto l’albero di Natale con le luci e l’aria festiva che in tutta la casa brilla per contrasto: il calore delle cose contro il freddo di chi, quelle cose, le possiede.

Non c’è calore dove non c’è più posto per l’amore, e questo lo so, batuffolo di nuvola. Ti ricordi che ti chiamavo sempre così quando facevi i capricci per andare all’asilo e dovevo cantare la prima canzone che mi veniva in mente per farti ridere con la mia voce stonata? Ti ricordi, vero?

Ma certo che ricordi il mio profumo di crema alla vaniglia e le mie mani calde. Ti ricordi delle colazioni che ti preparavo, con il ciambellone o i biscotti appena sfornati a forma di lettere dell’alfabeto, perché tu da piccola amavi le parole più dei regali.

Sei sempre stata una sentimentale che amava il suono di un “ti voglio bene” più del giocattolo di moda. Hai preferito da piccola i libri ai bambolotti, e amavi i pupazzi più di ogni barbie. Sono una madre inutile, lo so. Ti ho buttato incolpevolmente il peso della mia infelicità addosso, perché è un peso difficile da sopportare e impossibile da nascondere.

Avrei voluto regalarti solo sorrisi, ma hai vissuto soprattutto i litigi e i piatti rotti durante la cena.

Ti chiedo scusa.

Anche se tu mi ripeti ogni giorno che sono la mamma più forte del mondo, io mi sento una mamma a metà per non averti regalato una vera famiglia. Ti chiedo scusa, figlia mia.
Un bacio.
La tua mamma.

AUTRICE: MARIA CAPASSO per Logokrisia