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NO, NON SONO PRONTA PER QUESTO CONCORSO

Non sono pronta, non sono pronta e lo so. Troppo vicina, troppo vicina la scadenza. E non è il solito concorsetto per sfigati a cui partecipo. A tempo perso, mi dico, ma per me il tempo è troppo importante, a chi voglio darla a bere!
Mi sono sempre detta che a un’occasione così, una di quelle che ti cambia la vita, dovevo arrivarci perfetta. Ma questa cosa che ho visto all’ultimo minuto mi ha colta di sorpresa. Almeno trenta chili in più del peso forma. Ma si sa, la vita ti strangola. E il romanzo…

Il romanzo è perfetto, mi dico.

Parla del talento, che è un demone che ci divora ma ci consuma se non trova la sua occasione. Bisogna avere il coraggio di osare. Non si può trascurare il proprio talento, è una responsabilità il talento. Questo concorso sembra fatto apposta. Questo infatti non è un concorso è il Concorso, quello che se lo vinci hai svoltato! Ma è pronto il romanzo? La mia solita vocina. “Tu pensi sia perfetto. Ma la perfezione non esiste. Cerchi la frase perfetta come un surfista cerca l’onda perfetta. Ma sono cose che capitano di rado nella vita. Un surfista può passare tutta la vita a cercare l’onda perfetta. Tu vuoi davvero passare la tua a cercare la frase perfetta?”.
Ecco, già la vocina sbaglia. Ha usato ben sei volte di seguito la parola perfetta o derivati.

SOLO NELLA SCRITTURA DECIDO IO COME VANNO A FINIRE LE STORIE

È che questa storia della scrittura mi ha sconvolto la vita mentre io cerco di rimettere tutto a posto. Il matrimonio, il lavoro, i figli. I doveri e  la scrittura.

Nata come uno sfogo ma poi inglobata nei miei imperativi quotidiani. Il mio dover essere felice, la mia ricerca della felicità. È che solo nella scrittura decido io come vanno a finire le storie.
Questo è un concorso serio, che cerca talenti letterari veri. Ma cerca persone, mi dico. La mia piatta esistenza potrà essere presa in considerazione?
Clic. Ho inviato tutto. Pochi secondi e visualizzo il messaggio di OK di inoltro. Poi sparisce tutto come un sogno che finisce troppo presto.
Adesso comincia l’attesa. Pochi giorni, poco più di un mese. Ma io non riesco ad archiviare la cosa. Mi alzo, preparo la colazione, mando a scuola i figli, organizzo la giornata.

E il mio piccolo angolo di sogni.
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SE VINCO VADO IN TV

Ci pensi se prendono proprio me? C’è scritto che la premiazione verrà trasmessa in televisione, su una rete nazionale. Un’apparizione in TV e sei famoso. Figurati se hai anche qualche cosa da dire. Ma no, di questi tempi non è essenziale. Si tratta di una cosa seria. Potrebbe essere qualcosa di diverso. Potrebbero non badare ai miei chili di troppo… ma a parte questo, che è cosa abbastanza comune, cosa ho io di speciale?

Non sono un cowboy tatuato. Non sono una velina.

Forse avrei potuto esserlo tanto, troppo tempo fa. La scrittura ammicca sempre più all’immagine, cerca l’originalità, l’eccesso. Cosa ho io di particolare, di trasgressivo? Non mi sono mai drogata, non ho mai tradito, non mi è stata mai ritirata la patente, non sono mai scappata di casa, non ho mai fatto una cazzata che sia una. Mi sembra piuttosto di essere l’incarnazione dell’Aurea Mediocrità oraziana.
L’unica cazzata che faccio è continuare a credere al sogno della scrittura.

ITALIANI, POPOLI DI ASPIRANTI SCRITTORI

Ho scoperto che non sono la sola. Italiani popolo di poeti, santi e navigatori…

…e di aspiranti scrittori. Non in quanto poeti, la poesia è svanita nella crisi, nei lavori precari, nella spesa al discount, nel prezzo della benzina, nelle bocche dei politici, troppo spalancate a ingoiarci nei loro proclami che denigrano e misconoscono le nostre esigenze. Che faticano a mettersi d’accordo sulle nostre banali diversità mentre ci spacciano come normale e democratico ogni sorta di inciucio, di eccesso verbale al limite del codice penale, di aggiustamento di posizioni e alleanze che li rendono tanti Giano Bifronte a guardia del loro porto personale, traghettatori di un passaggio al futuro del Paese che sembra la traversata di Caronte.
Di aspiranti scrittori dunque è pieno il Paese perché, per chi non ha le gambe da calciatore o da velina, “l’unica” è sfruttare quella parte su cui alle donne è sempre più difficile sedere, e che per gli uomini può essere anche paradossalmente penalizzante in un mondo di urlatori da Champions e Campionato e di devoti della farfallina di Belén.

Il cervello, dotazione umana troppo spesso misconosciuta e impiegata per scopi tutt’altro che nobili.

Dunque Italia di aspiranti scrittori in quanto desiderosi del successo, un successo riparatore del proprio Ego ferito nella vita quotidiana. C’è chi si concentra più sulla storia, chi sullo stile. Tutti ritengono di avere talento.
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NON CREDETE A QUELLI CHE DICONO DI SCRIVERE SOLO PER SE STESSI

Non sono la sola. FB pullula di profili in cui i più modesti si denominano ‘Pinco Pallo aspirante scrittore’ e i più audaci mi chiedono di cliccare ‘mi piace’ sulla loro pagina di ‘Tizio Sempronio Scrittore’ – con la S rigorosamente maiuscola – e scopro che hanno pubblicato un raccontino sull’antologia della I edizione del premio Vattelappesca patrocinato dal Comune di Lilliput e sponsorizzato dalla locale impresa Prosciutti per tutti. E dire che il mio essere finalista in un concorso dei Gialli Mondadori mi sembrava una banalità. Tant’è, io sono perfezionista. Che poi bisogna intenderci. Tutti siamo scrittori nella misura in cui scriviamo. Nella misura in cui siamo letti da qualcuno.
Nella misura in cui questo essere letti ci procura un guadagno, però, diventa un mestiere, una professione.

Non credete a quelli che dicono di scrivere solo per se stessi.

Sono come la volpe con l’uva. Non credete a quelli che non vogliono il successo per i soldi. Dietro ognuno di loro c’è un aspirante scrittore con un Ego smisurato che vorrebbe scrivere il best seller del secolo per realizzare cifre almeno a cinque zeri in termini di copie vendute e conseguenti percentuali.
Tutti cominciamo scrivendo la nostra storia pensando che sia la cosa più originale che sia mai stata scritta, anche se non lo è. La verità è che poi continuiamo perché da lettori forti – in Italia lo è chi legge almeno un libro al mese, sic! – trangugiamo anche tante porcherie gonfiate ad arte che diventano casi letterari sul – nota bene non dal ma sul – nulla. Sicché la domanda nasce spontanea: “Vuoi mettere la mia di storia?”.
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IL GRUPPO SU FB

Mentre la mia esistenza quotidiana mi gira intorno come un turbine, io sono lì a ricavarmi metodicamente un po’ di tempo per gli aggiornamenti sul Concorso e per i suoi proclami quotidiani. Notizie centellinate per ingolosirci, citazioni dotte, chiarimenti alle solite assillanti domande: Quando si saprà qualcosa? Quanti sono i finalisti? Chi sono i giurati?
Questo naturalmente nel gruppo. Il Gruppo del Concorso. Questa situazione mi ricorda il Decamerone. Siamo tutti qui in attesa. Come se FB avesse creato un luogo dove ognuno racconta la sua storia, in attesa che la peste finisca. La sua storia d’amore per le parole. Per i paesaggi, per le facce, per il proprio mondo fantastico, per l’amore, anche per i serial killer. La peste è la propria scialba esistenza quotidiana che solo un colpo di fortuna può spazzare via in un istante.

NON PIÙ ESSERE O AVERE MA ESSERE O APPARIRE

La peste è la malattia contagiosa dell’Ambizione, della voglia di Emergere, della voglia di Notorietà. Quasi che l’esser bravi senza esser famosi sia meno importante che essere famosi senza essere bravi. Filosoficamente parlando una sorta di contraddizione in termini. Bisognerebbe modificare la domanda di Fromm. Non più Essere o Avere, ma Essere o Apparire.
Molti di questi narratori sono cresciuti a reality e a talent show. Anche se spesso la linea di discrimine tra l’essere guardati anche se non si sa fare niente e l’essere guardati perché si sa fare qualcosa si assottiglia, all’occhio globoso del Telespettatore Medio. Lo stesso vale per la scrittura. La linea di discrimine tra l’essere letti perché si è famosi, perché si è creato un caso letterario, perché c’è la striscetta con il mirabolante numero di copie vendute o semplicemente perché ormai si è uno Scrittore e l’essere letti perché si sa scrivere e si ha qualcosa da dire, non è più nitidamente percepibile.

L’ELDORADO DEGLI SCRITTORI: LE CASE EDITRICI

Ormai nell’aria c’è una sensazione come di tempo sospeso. Questo tempo, questi pochi giorni scorrono in un modo strano, si accorciano o si dilatano. A seconda delle prospettive, dei punti di vista.
Il vincitore del Concorso vedrà pubblicata la propria opera in centomila copie da una grande casa editrice nazionale. Se c’è un Eldorado per gli scrittori assomiglia molto a questa opportunità. Tutto ciò che uscirà da questo vincitore sarà pronto a diventare oro. Ritorniamo al solito punto. Le Case Editrici. Amore e odio per ogni aspirante scrittore. Imprese venditrici di sogni ai lettori e agli scrittori. Le grandi troppo grandi e irraggiungibili. Le piccole troppo piccole e disponibili, a patto di scucire pochi o talvolta spropositatamente troppi euro. Le medie forse quelle più di qualità ma, proprio per quello, spesso con la puzza sotto il naso.
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COME L’ATTESA DI SHARAZADE

Il countdown segna -1. Domani l’attesa sarà finita. Il Gruppo si scioglierà. Peccato, era un gruppo tosto, un’attrazione fatale tra simili, seppur diversi, amanti. Finirà, si scioglierà come tutti. E non so se questo -1 sia per me più minaccioso per la pubblicazione dei risultati del Concorso o per l’imminente abbandono di questo luogo virtuale.
Sono passati in fretta questi giorni, come le Mille e una notte di Sharazade. Io, come tutti gli altri, spegnevo il PC sollevata dalla clemenza di una esclusione non ancora esplicitata. Di storie qui ce n’erano tante. Storie inventate e storie personali. Non potevo certo leggerle tutte. Le ho aperte a caso, cliccando i link come si fa con le pagine di un libro per decidere se ci piace.
Sharazade, maestra di narrazione e di suspense, ogni sera aveva salva la vita. Noi ogni sera, fino a oggi, abbiamo avuto salvi i nostri sogni. Il che poi, in fondo, è la stessa cosa.
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AUTRICE: DIRCE SCARPELLO