Man Removing Wedding Ring

ERI IN MEZZO A CHI TI DICE SCEGLI, O TROIA O SPOSA…”

Questa frase, tratta da Quella che non sei del Liga, mi è sempre suonata male.

Che senso poteva avere una dicotomia del genere? Che nella vita non era tutto bianco o tutto nero e le sfumature di grigio sembravano andare di moda.

La mia esistenza era regolare, piena di strade tranquille e di tiepidi soli primaverili. Nessuno scossone. Io stessa mi ero rassegnata talmente tanto alla routine da diventare apatica.

MI ERO SCELTA UN RUOLO,

avevo rispecchiato in pieno le aspettative dei miei genitori, ero entrata nelle grazie dei miei suoceri e avevo accanto un uomo che diceva di volermi bene. Evitavo di affrontare questi dubbi, così come facevo con le persone. Mi ero circondata di tranquilla monotonia, tentando di convincermi che questa fosse la normalità, che i rapporti fossero destinati a intiepidirsi, che l’intimità dovesse finire con l’essere rinchiusa in pochi momenti consumati in fretta e che non si potesse aspirare ad altro, pena la perdita dello status di “sposa”.

E POI ARRIVÒ LUI, SEMBRAVA ASSOLUTAMENTE PERFETTO

Fotolia_49416952_Subscription_XXL+(1)Avevo provato a parlarne con le mie amiche storiche, ma avevo capito che da loro avrei ricevuto solo giudizi. Avevo interpretato quel ruolo per anni, senza cedere su nessun punto, senza far parlare, senza lamentarmi per la scarsa attenzione ricevuta, per la considerazione pressoché nulla, per una quotidianità “sui generis” in cui tutto ricadeva sulle mie spalle come un dovere.

QUELLO ERA IL MIO RUOLO, LO STESSO DI TUTTE LE BRAVE RAGAZZE.

Fino a quando quella che si era insinuata tra le pieghe dell’anima come una leggera brezza, si trasformò in un tornado dalla potenza distruttrice. Lui era vicino a me da tempo, sempre bello e sorridente. Aveva cominciato a riempirmi di attenzioni e a farmi sentire importante. Avevo iniziato a rifiorire perché lui mi aveva convinto di essere speciale. Avevo il cuore leggero e la voglia di essere bella per qualcuno.

IL PRIMO ERRORE

era stato credere di poter mettere dei limiti a una situazione del genere, controllandone ogni variabile. Le emozioni, tuttavia, si erano rivelate subdole, illudendomi di essere piccole scintille pronte a essere spazzate via dal vento della razionalità, mentre avevano dato vita a un incendio di proporzioni colossali.

Con lui bruciava ogni parte di me: la coscienza, la dignità, la ragione, il cuore e la mente.

Il secondo errore era stato credergli. Ero ubriaca di lui e delle sue parole, scelte con cura e dolci come il miele. Parole che prefiguravano uno scorcio di possibile futuro, che davano corpo e anima a un noi a malapena embrionale.

Poi quell’illusione di felicità aveva iniziato a mostrare le prime ombre, crepe fatte di sospetti, di mancanze pesanti e di importanza scemata. Solo le parole erano continuate come un ruscello effimero che si stava seccando prima di arrivare a destinazione.

LA REALTÀ ERA STATA DURA E IMPLACABILE,

come uno schiaffo in pieno volto.

Le conseguenze mi stavano piegando. Non avevo più alcun riferimento e il senso di colpa non mi faceva respirare. Poi erano arrivati i sorrisi sornioni della gente, le chiacchiere sussurrate e la vergogna. Avevo cercato disperatamente i pezzi di quella che ero stata per metterli insieme alla meno peggio e apparire ancora una volta forte. Avevo affrontato la mia colpa, sobbarcandomi anche parte di quella altrui, avevo pagato e cercato di ripartire.

IL TRADIMENTO TI SPACCA IN DUE

86175Una parte di me è ancora qui, l’altra, quella innocente, quella che credeva nel prossimo, che si fidava delle persone , che credeva nell’amore è andata perduta. La scala delle mie priorità è diversa, la fiducia negli altri non esiste più. Temo che chiunque mi sorrida sia destinato, magari suo malgrado, a farmi del male. Mi sento rotta dentro. Cerco spesso di rilegare il tutto in un angolo remoto della mente, fingendo che sia successo a qualcun’altra.

I RICORDI TORNANO

come grandi onde rischiando di travolgermi ancora una volta. Tento di resistere e poi mi ci immergo in apnea, sperando di uscirne prima che i polmoni inizino a pizzicare e il cuore possa esplodere. Fanno male come lo fa tutto ciò che riguarda lui. Mi è rimasta la nostalgia per l’illusione d’essere davvero importante per qualcuno, il rimpianto per quello stato di grazia, il desiderio per il gusto del proibito.

Cosa sono io allora? Che ne direbbe il Liga? Dove ho sbagliato e in che cosa continuo a sbagliare?

IL DUBBIO RIMANE,

ma sono andata oltre ogni possibile risposta.

Rimango io per quella che sono comunque, al di là di ogni etichetta o convenzione. La vita è la mia e non ce ne sarà un’altra in cui poter far meglio. Ho fatto tesoro della mia esperienza e ho capito che la serenità d’animo vale più di mille illusioni e che far pace con se stessi, perdonarsi è una delle cose più difficili da fare, più che perdonare gli altri.

Catherine BC  Scrittrice Rizzoli e Delos Digital