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Eccoti, pronta ad arrivare dall’altra parte del mondo. Un fiume di persone ti scorre davanti agli occhi, intorno a te solo movimento, colori e odori di cibo pronto. Immagini i giorni che verranno, ti lasci sedurre da quelle speranze che stanno per trasformarsi in realtà. E, in quell’aeroporto brulicante di vita, con un groppo in gola e la valigia in una mano, abbracci con l’altra chi in te ha sempre creduto, chi ti ha cresciuto e lo senti piangere, un singhiozzo soffocato, che riesci appena a percepire. Stai partendo e forse sarà per sempre.

Distogli lo sguardo, lo poggi al di là delle grandi vetrate che si affacciano sulla pista, allungata come fosse un tappeto, con enormi insetti giganti che sono in realtà aerei di linea in grado di portarti dall’altra parte del mondo. Ed è proprio lì che tu vuoi andare: lontano. Dal tuo paese, dai tuoi affetti. Ci credi davvero.

Quando sali sull’aereo, l’entusiasmo è tale che te ne freghi, del dolore che hai provocato e anche del tuo stesso dolore che, infame, sale dal petto e ti si pianta in gola. Passi ore a guardare al di là del finestrino, la faccia appiccata ai vetri e gli occhi pieni di altri paesi, di un altro continente, che hai già visitato tante volte, ma mai con l’idea – forse solo la segreta illusione – che potesse un giorno diventare la tua casa. E non ci pensi a quel dolore, perché non vuoi farlo. L’America è troppo bella e ti incanta sin dalle nuvole.

L’aereo atterra e ora più che mai sei consapevole che davvero quella terra che calpesti è dall’altra parte del mondo. Una sensazione di leggerezza, come se fossi ubriaca, ti riempie tutta. Sei ubriaca di sogni, di speranze coltivate per troppo tempo, messe da parte e poi esplose tanto da non farti ragionare.

L’Italia è lontana, un oceano sconfinato ti divide dalla tua terra. Perché sì, l’hai sempre sentita tua quella terra, ma non te ne accorgi mentre sei in America, mentre bevi uno di quei caffè lunghi contenuti in enormi bicchieri di plastica o ti fermi in un fast food per riempirti di muffin profumati e zuccherosi, non ci pensi quando ti aggiri saltellando contenta tra le enormi corsie dei supermercati e ti lasci ammaliare dalla varietà di articoli presenti, mentre decori le zucche per l’imminente festa di Halloween e ti diverti a girare con tuo figlio, porta a porta, e che ‘dolcetto o scherzetto’ sia. Non vuoi pensarci mentre sorridi ai tuoi amabili vicini, sempre cortesi, e ci scambi due chiacchere, riuscendo a meravigliarti del loro modo di essere, della loro gentilezza, della loro capacità di rendere ogni tuo talento prezioso, non ci pensi mentre decori l’albero, appendi le Christmas stockings e ti prepari a festeggiare il Natale nell’American way.

In fondo, l’America è accattivante, spietatamente bella. Bella da fare male, bella da piantarsi dentro – con i suoi paesaggi, la sua cultura, il suo affascinante melting pot – e creare un nido che vorrai sempre riempire di tue creature per poter dire un giorno, io ce l’ho fatta.

Ma ti costringi a guardare Sanremo, tu che in Italia l’hai sempre snobbato, per illuderti di essere un po’ più vicina al tuo paese che non avresti mai pensato ti sarebbe mancato tanto da toglierti il fiato, nemmeno mentre ti fai spedire in Texas taralli pugliesi e parmigiano perché l’America sarà pure bella, sarà pure il futuro, ma i taralli pugliesi non ce li ha.

E proprio mentre sorridi ai tuoi amici che hanno organizzato una reunion per le feste, proprio mentre mastichi la deliziosa cherry pie e ingoi litri di acqua ghiacciata anche in pieno inverno, guardi le facce di chi ami e comprendi che l’America è un sogno. E tale resterà per sempre, non riuscirà mai a diventare piena realtà.

Quella consapevolezza ti aggredisce, cresce ogni giorno di più insieme alla nostalgia per chi è rimasto in Italia, distante migliaia e migliaia di chilometri con in mezzo anche un oceano sconfinato.

E allora lo ammetti che ti manca il tuo paese, sì, ma soprattutto ti manca la tua Puglia, la regione in cui sei cresciuto, che ti ha regalato gioie indimenticabili e dolori tremendi e una genuinità che ti porti in giro per il mondo con un certo orgoglio. Ti manca il mare, il suo colore e la calma di certi mattini d’estate, perché ad Amarillo – laggiù nel cuore dell’ Old West – il mare è distante centinaia di chilometri e tu la vivi, questa distanza: è spietata, ti soffoca e non sai più se sei disposta a sentirla addosso ogni giorno. Ti manca il tempo che scorre lento, mentre tutto lì in America è veloce. Ti manca il contatto umano, quello vero che non è fatto solo di apparenza e cortesia. Ti manca tutto della tua lunga regione, dal Gargano al Salento. Ti mancano i monti Dauni, i trulli, le Murge e le distese di ulivi che si agitano al vento e quello stesso vento di scirocco che ti toglie il respiro.

E allora, una mattina, all’improvviso decidi. E mentre lo fai ti si strappa il cuore – perché è sempre stato un po’ diviso a metà, tra l’America e l’Italia. Ma sai che, se vuoi continuare ad amare l’America, devi andare. Devi tornare a casa, tornare in Puglia, o finirai per odiarlo quel Nuovo Mondo che pure ti ha accolto con amore ed entusiasmo e ti ha regalato giorni pieni di magia. Per continuare ad amarlo, devi rinunciarci. Ma ci tornerai, questo lo sai, perché tra l’America e te non è mai finita. Non finirà mai.

E allora torni, non vedevi l’ora di tornare, e questa volta mentre scendi dall’aereo che ti ha riportato a casa il singhiozzo soffocato è il tuo, non delle persone che ami. Perché comprendi che certi sogni devono restare tali, e soprattutto che la tua terra e i tuoi affetti fanno parte di quello che sei e valgono più di tante illusioni.

Emiliana Erriquez