rete Brasiliana

Al visitatore medio non sarà sfuggita la costante dell’EXPO, ossia il ricorso alla realtà virtuale in tutti gli spazi e i luoghi dell’Esposizione, ciò che rende possibile unire, attraverso l’uso di un unico linguaggio, mondi che nella realtà fisica sono profondamente divisi.

Indubbiamente, nonostante i richiami alla tradizione e alla cultura agricola e culinaria, e al netto delle peculiarità dei vari stand,  ogni paese ha cercato di stupire, di presentare la propria identità come qualcosa di unico, adoperando la tecnologia, soprattutto quella audiovisiva, in maniera simile, e soprattutto con finalità di edutainment (educare divertendo, intrattenendo).

Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita è un tema che si presta a riflessioni su quanto l’Umanità, nel suo insieme, abbia in comune, ovvero la necessità di produrre cibo per tutti e di farlo utilizzando al   massimo le risorse, per quanto in modo da preservare l’integrità del pianeta, incrementando la sua produttività soprattutto in quei luoghi in cui la natura presenta più ostacoli. Ma non si può negare che il visitatore sia stupito per prima cosa dagli sforzi architettonici dei vari Stati, (del resto perfettamente in linea con la tradizione dell’Esposizione Universale): padiglioni come quello della Cina, della Germania o del Regno Unito sono, già visti dall’esterno, il segno di una creatività che è anche arte moderna.

Padiglione Inglese

È all’interno di padiglioni come quello della Repubblica di Corea o del Giappone, tuttavia, che il senso del futuro e della realtà virtuale come mezzo in grado di suscitare emozioni e riflessioni si fa più evidente: si è come immersi in un flusso di immagini incastonate in allestimenti scenicamente perfetti dove l’immagine olografica del bambino affamato della Corea scava dentro il senso di colpa di uomo occidentale iper-alimentato subito prima di farti godere del tripudio di colori e cibi che esplodono sugli schermi come i colori dalla tavolozza di un pittore. O dove il pranzo virtuale consumato sul minimale tavolo giapponese ti confonde di immagini e odori fino a saziarti.

ologramma coreano

Non c’è stand che non abbia usato e abusato di schermi, colori, immagini, suoni, originalità scenografiche in un’attività di promozione che oscilla dal modesto filmato della proloco a installazioni multimediali e interattive di una teatralità estrema. Tutti insomma alla ricerca del profilo buono, quello che viene meglio in foto, non un’immagine dei pur tanti problemi che ogni Paese deve affrontare: solo paesaggi mozzafiato, senza guardare dietro l’angolo, pionieristiche tecnologie apparentemente in grado di risolvere il problema della carenza di cibo, abbondanza di messi e raccolti che non si preoccupano  della distribuzione reale.

Un mondo virtuale di una perfezione virtuale: a veder l’EXPO la soluzione alla fame nel mondo è a portata di un clic. Certo non si può che plaudere all’edutainment. Forse che il mondo aveva bisogno di una tregua? Di un business comune dove vendere i propri souvenir, dove attirare col cibo turisti in ogni parte del globo, anche quelle dove cadono le bombe e i terremoti annientano villaggi di cartapesta? Ci consoliamo con una rappresentazione della realtà che sostituisce il reale, un po’ come le amicizie virtuali nei social sostituiscono quelle vere. E forse Milano aveva bisogno di questo momento così come gli Stati partecipanti di un ritorno economico, di un rilancio verso il futuro, di uno scambio di conoscenze, di uno spazio neutro per provare a buttarsi alle spalle questa crisi epocale.

l'albero della vita

Non so che fine faranno i padiglioni una volta chiusa l’Esposizione Universale. Ho sentito che alcuni Stati li smonteranno e li rimonteranno in patria; altri resteranno, ma è difficile ipotizzare che rimarranno integre e funzionanti le installazioni multimediali, se non altro per lo spreco di energia che ne deriverebbe. Di sicuro rimarrà l’Albero della Vita , in fondo al viale Italia, per realizzare il quale non so quanti alberi realmente vivi sono stati tagliati, come mi ha fatto notare un visitatore sconosciuto cui ho rubato questa riflessione.

Ma allora l’EXPO è da visitare o no? Secondo me sì, non fosse che per vedere ricomposta la cesura tra la realtà virtuale e quella fisica, con tutte le sue contraddizioni e le sue tragiche divisioni.

Tutti i crediti fotografici di questo articolo sono di Dirce Scarpello.

Dirce Scarpello