Golden gate Bridge

photocredit: Emiliana Erriquez

Arriviamo al crepuscolo, in pullman, a San Francisco. Ci accoglie generosa la magia delle luci, soffuse e prepotenti, miriadi di punti luminosi distribuiti qua e là per tutta la baia. Mi viene da pensare “Sogno o son desta?”. La città si affaccia sull’oceano Pacifico e dall’oceano trae la propria forza, la suggestiva e ammaliante Frisko (come ho imparato a chiamarla da quando sono in America) regala un po’ di se stessa entrandoti nel cuore. Per sempre.
Dal pullman, ho la netta sensazione di trovarmi in un film, le strade enormi, le auto colorate e quell’atmosfera vagamente hippy che Frisko ha saputo conservare negli anni, tenacemente ed impudicamente. Osservo in silenzio il mare illuminato dai riflessi delle luci sui ponti, dai fari delle automobili, dalle piccole lampadine distribuite lungo le strade, quelle più intime delle case a schiera o dei grattacieli enormi la cui sagoma si intravede da lontano. Il mare e le luci, ecco quello che mi verrà in mente in futuro quando ripenserò a questa deliziosa città.
Entrando in hotel, venendo da Las Vegas, mi assale una sensazione inspiegabile: un impellente bisogno di uscire, passeggiare tra la gente, scoprire un po’ di più, assaporare questa città che mi ammalia come nessun’altra visitata durante questo viaggio di nozze. Los Angeles è affollata metropoli, Las Vegas è pura follia, ma Frisko…Frisko è un’altra cosa. Mi decido ad uscire con mio marito e un altro paio di coppie conosciute durante il viaggio. Percorriamo una delle strade principali, in prossimità di Union Square, dove troviamo tombini che fumano e ristoranti di ogni tipo circondati da un prepotente odore di cibo che invade l’aria salina della città. Siamo nel downtown, in pieno centro, e come è noto ai più, il centro della città in America non è esattamente un posto tranquillo. Facciamo attenzione a non oltrepassare il confine invisibile, che pure esiste, tra la zona sicura e quella più pericolosa. Alla fine ci decidiamo ad entrare in un locale in cui servono hot dog e patatine fritte, il Loris Diner che all’esterno esibisce un’immensa bandiera americana (cosa che fa palpitare un po’ il mio cuore) e varcando la soglia ho subito l’impressione di essere capitata in una puntata di Happy Days, mi accolgono divani in pelle rossa e un odore di fritto pungente, mentre la frenesia di chi è al bancone sembra contagiare tutti i presenti. Ci accomodiamo vicino alla vetrata del locale che dà sulla strada (così ogni passante può direttamente indovinare quello che mangio) e ci lasciamo contagiare da quell’atmosfera da fast food. Senza fretta, ma con una calma quasi snervante, e molto italiana, assaporiamo i nostri hot dog chiacchierando e ridendo di gusto, felici della serata, di questo viaggio, di questa città indimenticabile.
Il giro turistico della città comincia l’indomani, di buon’ora. Ad attenderci c’è il Golden Gate Bridge ed è lì, di fronte a quella meraviglia, che il nostro entusiasmo arriva alle stelle. In preda ad un’euforia incontenibile, scattiamo foto di noi, del ponte, di noi davanti al ponte, dei nostri amici e ci guardiamo con un’espressione un po’ ebete, incapaci di far altro che sorridere. Siamo fortunati, ci dice la guida, perché ci sono giorni in cui la nebbia impedisce ai turisti di poter godere di quella vista. Oggi il ponte, rosso e curvo sull’oceano, appare in tutta la sua bellezza. Collega San Francisco alla Marine County e viene da chiedersi come abbia fatto John Freeman a realizzare un’opera tanto ingegnosa nel 1848, diventata il simbolo stesso della città. Dopo un’esagerata quantità di souvenir, acquistati al negozio in prossimità del ponte, il nostro city tour prosegue alla volta dei quartieri più caratteristici di Frisko, Little Italy con i locali dai nomi familiari e i visi ereditati da lontani connazionali giunti fino a qui nell’epoca delle grandi migrazioni; il quartiere gay, un po’ indecente un po’ intrigante, il cui limite è segnato da una bandiera posta su un’asta alta e visibile da diversi punti della città; ChinaTown, la più grande comunità cinese degli Stati Uniti. Dopo una veloce visita al Golden Gate Park, il più importante della città, arriviamo fin sulle colline che circondano Frisko e da lì ammiriamo il panorama spettacolare, la città che si allunga sulla baia e si mostra nella sua interezza.
All’ora di pranzo ci portano in un locale del Fisherman’s Wharf, la zona più turistica. Il Bubba Gump, ispirato al film Forrest Gump (il sogno di Bubba era quello di aprire un ristorante in cui venissero serviti solo gamberi, sogno che gli americani hanno concretizzato creando questa catena di ristoranti su tutta la costa californiana), soddisfa il nostro appetito, ci incanta con le immagini del film trasmesse non stop e le targhe con su scritto Run Forrest Run o i gamberi freschi appena pescati. L’atmosfera è goliardica all’interno del locale, c’è una gran confusione, turisti di ogni nazionalità sgomitano per trovare un posto libero.
Arriva l’ora dello shopping e qui ci diamo alla pazza gioia. Acquistiamo di tutto, dai cappellini al portachiavi colorato, dal poster della città alle cartoline da spedire agli amici. Nel pomeriggio, dopo aver dato fondo ai nostri risparmi (o quasi, tanto il viaggio sta per finire), abbiamo qualche ora libera. Scartiamo subito l’idea di una gita ad Alcatraz, troppo turistica e un po’ macabra, e pensiamo di munirci di cartina per visitare la città nel miglior modo possibile: a piedi. La scelta si rivela faticosa, ma assai piacevole. Mentre passeggiamo, alzando la testa dalla cartina, ogni tanto incrociamo un cable-car, una specie di tram, e qualche italiano alle prese con la nostra stessa voglia di scoperta. Le salite e le discese della città, belle da vedere nei film, suggestive e indimenticabili, si rivelano impegnative da fare per ore. Arriviamo a Lombard Street, una via in discesa (o in salita, dipende dai punti di vista) ricca di aiuole su entrambi i lati della strada e di villette a schiera in stile vittoriano coloratissime (le case vengono riverniciate ogni sei mesi per via dell’umidità provocata dalla vicinanza del mare, per cui ognuno è libero di cambiarne il colore), mentre noi ci arrampichiamo sulle scale alcune macchine scendono, compiendo un vero e proprio slalom tra le aiuole profumate.
Stanchi e sudati giungiamo infine in albergo, dopo qualche difficoltà a trovare la strada giusta. Ma siamo felici e soddisfatti. Il piacere della scoperta ci ha reso più consapevoli della città, della sua infinta magia e frizzante atmosfera. Domani il viaggio riprende alla volta di Monterey, la città di Zorro, ma in realtà vorremmo che si fermasse a Frisko.

Emiliana Erriquez

Racconto apparso sulla rivista Hermes Magazine