Hagia Sophia

Istanbul

Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul.

Tre nomi per una città il cui fascino più grande sta nel lasciar vedere tutte le fasi della sua  trasformazione nei millenni. Il risultato è un caleidoscopio di sensazioni eccitanti che non si possono riassumere in un articolo. Alla fine sarò riuscita a descrivere solo la millesima parte di quello che ho provato passeggiando per Istanbul, per le sue ampie strade o per i vicoli che si contorcono addentrandosi nel cuore antico della città. La millesima parte delle fragranze che ho respirato nel mercato delle spezie, dei sapori che ho gustato nei numerosi ristoranti tipici, degli scorci unici che ti aggrediscono da ogni angolo, dei gesti insoliti, come togliersi i sandali per poi recuperarli nel mucchio ordinato di scarpe di ogni foggia e misura, all’entrata delle moschee.

interno moschea blu2

Città sospesa tra passato e presente, e divisa, anche dal punto di vista geografico, tra Europa e Asia, con arditi ponti sul Bosforo a fare da congiunzione. Una città dai tramonti magici, con il sole che si inabissa nelle acque del Corno D’Oro o che illumina la Torre legata all’antico mito di Leandro, annegato mentre raggiungeva a nuoto l’amata Ero. Una città che espone le sue mercanzie con opulento orgoglio, spezie, sete, candele, tappeti, gabbie per uccelli, babbucce, monili, oggetti in rame. Una città che si offre e che si nega, con sensuale mollezza. Un passato imperiale che si annida ancora nell’animo dei suoi abitanti, plasmandone l’orgoglio. Una città dal ritmo millenario scandito dalle preghiere dei muezzin.

interno moschea blu

 

Come descrivere l’indescrivibile bellezza della Moschea Blu e di Hagia Sophia, una accanto all’altra in una sfida senza tempo? Quando dalla penombra azzurrata della Moschea Blu, scintillante di maioliche, i passi attutiti dall’unico tappeto che ricopre l’intera superficie, si esce all’aperto, il cielo appare molto più azzurro di quando si è entrati e crea un contrasto prezioso con il grappolo di cupole digradanti e con gli arditi minareti in pietra grigio chiaro. A pochi passi si erge Hagia Sophia, quella che è stata la più monumentale chiesa cristiana, costruita da Costantino e ricostruita da Giustiniano. Una maestosa struttura di pietre rosse e archi, con cupole eleganti e poco pronunciate. I minareti, eretti in un secondo tempo per trasformarla in moschea, appaiono come solenni testimoni dalla vittoria dell’Islam.

E come descrivere l’esagerata magnificenza del Topkapi, forse uno dei musei più impressionanti che abbia mai visitato? La ricchezza dell’oro, la profusione delle gemme, la severa atmosfera della stanza dedicata a Maometto, la spada di Acmet, il Pascià che piegò Otranto senza piegarne lo spirito. L’immensità delle cucine, la fastosità delle porcellane, i segreti misteri dell’harem. Come descrivere l’indescrivibile?

Scendendo i gradini della Basilica Cisterna, si sprofonda in un mondo sotterraneo dove le grandi navate di un’insolita cattedrale costruita sull’acqua sembrano venirci incontro. Si tratta di una specie di cripta sostenuta da una selva infinita di colonne, una diversa dall’altra perché provenienti da templi diversi: si specchiano nell’acqua della cisterna, tremolando al guizzare di piccoli banchi di pesci. Camminando sul leggero ponticello di legno, avvolti dalle note magiche di un pianoforte, si arriva alla testa reclinata della Medusa, immersa per metà nell’acqua che le lambisce una guancia. È un volto di pietra enorme, assolutamente privo di espressione, il mento verde di muschio, le grosse labbra sfregiate da una crepa, i capelli di serpenti, inanellati come orridi ricci, i grandi occhi dallo sguardo vuoto. Non sono riuscita per lunghi istanti a distogliere lo sguardo da quegli occhi inquietanti, a rischio di trasformarmi io stessa in pietra.

Mi hanno consigliato, quando si va al Gran Bazar, di dare l’impressione di essere frequentatrice abituale del luogo, in modo da non attirare l’invadente attenzione dei venditori. Ebbene, sfido chiunque a seguire questo consiglio! Appena arrivata, la stupefacente ricchezza del Gran Bazar,  con le sue infinite maioliche lucenti, gli archi, le migliaia di botteghe che si snodano in mille direzioni, mi ha colpita come niente altro al mondo.  Ho spalancato occhi e bocca per lo stupore e… sono stata subito sommersa da un nugolo di venditori vocianti.

Cosa dire ancora?

Sono tornata a Istanbul a distanza di molti anni perché è una città che resta nel cuore.

Prendere il battello per toccare la sua parte asiatica, vagare senza meta per le stradine del centro storico, scherzare con i tanti gatti randagi, ben nutriti e rispettati in onore di Maometto che li amava, gustare il güveç, un delizioso stufato di montone cotto sulle fiamme dentro una terracotta ermeticamente chiusa, che poi verrà rotta con un piccolo martello per servire il cibo.

preparazione del guves

 

E arrivare alla magnifica Torre di Galata, voluta dal genovese Rosso Doria, e tornare al Topkapi perché non si può non farlo, e acquistare un antico talismano, l’occhio di pavone, sperando che i magici fluidi siano sopravvissuti alla mercificazione. E ancora gustare il tè alla mela, ascoltare i colpi leggeri degli artigiani del rame al lavoro, avvicinarsi in punta di piedi alle tombe verdi dei sultani.

tombe dei sultani

Cosa ho trovato di diverso, dopo tanto tempo?

Solo le donne.

Adesso molte indossano il niqab, lungo abito nero che lascia scoperti solo gli occhi.

 

Aggiungo poche righe al mio articolo per riflettere su un’agghiacciante coincidenza.

Quando sono stata l’ultima volta a Istanbul era gennaio, esattamente lo stesso giorno dell’attentato presso l’obelisco di Teodosio, a pochi passi dalle due moschee di cui parlo nel pezzo. Un attentato che ha causato la morte di molti turisti. Il luogo intorno all’obelisco è stato transennato per due giorni, la città era sbigottita, i ristoranti vuoti, gli alberghi sommersi dalle disdette.

Ecco come mettere in ginocchio una città, ho pensato.

Nell’articolo, avevo scelto di non parlarne. Come se non parlando dell’orrore, l’orrore si cancelli. Invece non è così. In questi giorni un altro attentato ha insanguinato Istanbul, e ancora morti, raccapriccio e rabbia impotente.

Con profondo cordoglio, dedico il mio articolo a questa città bellissima e ferita.

Ornella Albanese

Photo Credits: Ornella Albanese

Biografia:

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Abruzzese di nascita, Ornella Albanese vive attualmente a Bologna, in pieno centro storico. Autrice poliedrica, laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha pubblicato romanzi storici, thriller, commedie brillanti e romanzi rosa. Tra i più amati, il thriller medievale edito da Leggereditore, l’Oscuro Mosaico: storia di un amore mai dimenticato, di un guerriero impavido e di un investigatore saraceno. Ama viaggiare e la compagnia di Muci, una gatta speciale dagli occhi color topazio.

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