LA VITA IN GIAPPONE

Vivere in Giappone è un’esperienza che ti rimette in discussione. Non è come stare in Italia o in un’altra parte dell’Europa, dove con pochi spiccioli e in breve tempo sei a casa. No, non ha nulla a che fare con quello a cui siamo abituati.

1622179_10153402468942879_7150875245685502172_nUna volta atterrati a Narita, un immenso corridoio costellato di cartelloni ti attende. Welcome to Japan, Visit Kyoto, recitano alcuni, scorrendoti davanti mentre scivoli lungo i marciapiedi mobili.

Ma non lasciarti ingannare: quasi nessuno di quelli che incontrerai parlerà inglese, spesso non troverai nemmeno segnali e cartelli in lettere latine. Ti perderai nei labirinti della metropolitana e dovrai mantenere tutto il sangue freddo di cui disponi.

Sarai confuso dalle scritte luminose in giapponese, ma alla fine noterai il tabellone con i prezzi dei biglietti ferroviari o del bus e riuscirai a raggiungere il binario giusto, al piano interrato.

Lo Skyliner è comodo, moderno e veloce. Nulla a che vedere con Trenitalia, vero? Non sorprenderti quando il controllore si inchina all’entrata e all’uscita dei vagoni, è una normale espressione di cortesia verso i passeggeri.

Il primo contatto con l’esterno avviene attraverso i finestrini: la cittadina di Narita, avvolta nel verde, ti saluta mentre sfrecci verso il centro di Tokyo.

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I tipici fili elettrici di Tokyo

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Man mano che la metropoli si avvicina, noti il primo tratto distintivo delle città giapponesi: i fili elettrici. Ovunque si stagliano i pali della luce, i fili si intrecciano, amalgamandosi in maniera bizzarra allo sfondo urbano. All’inizio può sembrare antiestetico, ma poi capisci che si tratta di una particolarità che rende il Giappone immediatamente riconoscibile anche da una generica fotografia.

Campi, cittadine di provincia, case basse e scenari di periferia si susseguono fino a quando non raggiungi la Tokyo vera e propria: grattacieli di ogni tipo, cartelloni enormi, scritte luminescenti e tutto quello che avevi sempre immaginato o intravisto in TV.

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Shibuya

Un senso di alienazione ti assale e si intensifica quando scendi a Shinjuku, la stazione più grande della città. Non sai da che parte muoverti e ti chiedi come sia possibile che tutta quella gente riesca davvero a coesistere in un unico spazio.

Nessuna mappa può aiutarti, gli annunci sono in una lingua incomprensibile, ti senti in un non-luogo fuori dal mondo. Cosa fare? Provi a chiedere a dei passanti, ma corrono tutti qua e là senza fermarsi e scappano quando provi a rivolgerti a loro in inglese. Non è cattiveria: si vergognano e hanno paura di sbagliare. Finalmente trovi qualcuno che ti aiuta: un punk ricoperto di piercing e tatuaggi, cresta blu e vestiti strappati. Ti accompagna fino all’uscita portandoti le valigie e ti spiega anche come arrivare all’agenzia immobiliare.

L’impiegato ti porta in auto al tuo appartamento e tu vorresti solo buttarti sul futon e dormire, visto che sei sveglio da 24 ore. No, devi prima leggere attentamente il contratto, fare l’inventario e firmare i documenti. Non capisci il complesso sistema di smaltimento dei rifiuti, ma hai dei manga illustrativi ad aiutarti. Dopo un paio d’ore, rimasto solo, ti accorgi che stai morendo di fame, quindi ti tocca scendere a cercare un supermercato.

Supermercato? Google Maps ti dice che il più vicino si trova a due fermate di distanza, un paio di chilometri a piedi. Ti guardi intorno e vedi moltissimi negozi lungo la strada, ma non capisci cosa vendano. Ti affacci alle vetrine: alcolici, tabacchi, prodotti per la casa, souvenir. Poi ti accorgi del 7/11 e del Family Mart, entrambi aperti 24 ore al giorno.

Provi a entrare e i commessi ti urlano in coro «Irasshaimase!» in falsetto, facendoti sobbalzare. Cosa devi rispondere? Ti nascondi in mezzo alle corsie e noti una sfilza di buste colorate, barattoli di ogni forma, sacchetti con disegni stravaganti. Impossibile capire se siano commestibili. Ti dirigi verso il banco frigo e scruti il cibo esposto: tramezzini alla frutta, insalata con uova crude, riso in tutte le salse. Per disperazione afferri degli involtini ricoperti di alghe, ignorandone il contenuto. A casa scoprirai che contengono uova di pesce piccanti, salmone alla griglia, prugne salate e maiale con maionese. Dov’è il sushi quando ne hai bisogno?

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Onigiri ripieno di uova di salmone

Prima di tornare a casa prendi qualcosa da bere: tra le bevande meno stravaganti scorgi una Calpis alla pesca, una specie di latte mischiato ad acqua. Tutti gli altri liquidi ti sembrano troppo colorati per darti fiducia.

In appartamento, ti butti finalmente sul futon e combatti con il telecomando dell’aria condizionata. Non hai idea di cosa vogliano dire quei simboli, quindi li premi tutti a caso. Alla fine decidi che è ormai tempo di riposare e speri di non svegliarti nel cuore della notte con un ineliminabile jet lag.

Oyasuminasai, direbbero i giapponesi.

Chiara Gallese